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Divieto di interversione del possesso nel mondo romano


La differenza effettiva tra possessore e detentore è definita dal cosiddetto «divieto di interversione del possesso», che stabilisce che, se un soggetto è detentore di un bene, egli non può, solo per un suo putato atteggiamento psicologico, trasformare automaticamente la detenzione in possesso. Chi, ad esempio, ottiene un oggetto in comodato d’uso, non può vantarlo come proprio solo perché sceglie di diventarne il possessore, poiché, sulla base del divieto di interversione del possesso, nessuno può mutare lo stato di acquisizione di un determinato bene. Tale divieto deriva da una normativa vigente nell’età romana, secondo cui nessuno poteva mutare la detenzione in possesso. Il detentore, infatti, è reso tale dal contratto di comodato, che, se da un lato ne garantisce lo stato di detentore, dall’altro vieta di mutare lo stato di acquisizione del suddetto bene.
Come detto, la proprietà in bonis habere garantisce il possesso qualificato, così definito perché, mentre il normale possesso era tutelato dagli interdetti, quello qualificato era tutelato da azione esperibile erga omnes. Tale possesso è ottenuto a titolo derivativo sulla base di un atto traslativo astrattamente idoneo al trasferimento della proprietà. Un esempio di atto traslativo è l’atto traditio (di consegna), che definisce l’acquisizione di un possesso ad usum capionem.
I romani conoscevano e applicavano differenze fra i beni: essi credevano infatti che esistono elementi di particolare importanza dal punto di vista economico per la società romana. Tali oggetti sono chiamati res mancipi. Esempi di res màncipi sono la terra e tutto ciò che serve al suo sfruttamento (gli schiavi, cioè la forza lavoro; gli animali da tiro e da soma; le servitù rustiche, utilizzate per canalizzare acquedotti e approvvigionare il terreno, ecc). Data la loro importanza, il trasferimento di proprietà di tali res màncipi richiedeva un particolare atto traslativo: per trasferire la proprietà di una res màncipi non ci si poteva servire della traditio (cioè della consegna), ma bisognava disporre di un atto giuridico specifico, in questo caso la mancipatio. La mancipatio di un bene non poteva avvenire in modo informale, bensì esclusivamente in modo formale e specifico, dunque seguendo una particolare procedura. Tale usanza romana oggi trova interpretazioni nei passaggi di proprietà, che per la maggior parte avvengono in modo formale e tramite procedimenti specifici.
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