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Diritto e Stato


Gli esseri umani non vivono separati, fin dalle origini vivono in società, ovvero in gruppi nei quali lavorano, producono e comunicano. Ma vivere insieme agli altri non è per niente facile, quasi sempre i nostri bisogni o la nostra volontà va contro con quella delle altre persone, dunque nasce la necessità di trovare regole comportamentali per tutti.
Si pensa spesso che un mondo senza regole sia l’ideale, ma è davvero così?
Tutti noi possediamo beni ai quali non vorremmo in alcun modo rinunciare come i nostri libri, la nostra bici, la nostra macchina o il nostro telefono, poichè sono oggetti di nostro possesso. Ma in un mondo privo di regole queste proprietà non potrebbero essere salvaguardate, per cui chiunque potrebbe impadronirsene. E che vita potrebbero fare in una società così le persone più deboli e vulnerabili come gli anziani, i malati, i disabili e i bimbi? Chi difenderebbe i loro diritti dall’ aggressività e dalla violenza dei più forti? Insomma, un mondo caratterizzato dall'assenza di regole comportamentali sarebbe forse più libero, ma certamente ricco di ingiustizie e guidato dalla "legge del più forte".
Ma bisogna anche dire che una società in cui ogni aspetto della vita fosse sottomesso a troppe regole non sarebbe un bel mondo in cui vivere. Ad esempio, immaginiamo che in ogni scuola sia stata imposta la legge che ogni studente dovrebbe vestirsi allo stesso modo di tutti quanti, con lo stesso taglio di capelli e lo stesso zaino, mentre i professori dovrebbero spiegare con lo stesso libro e gli anziane dovrebbero ricoverarsi nelle case di riposo appena non sono più in grado di lavorare. Le società umane si stabiliscono perciò come scopo quello di assicurare a ognuno la propria libertà personale e, nello stesso momento, di stabilire un insieme di regole che permettano alle persone di vivere insieme nel modo più ordinato e pacifico possibile. In realtà, se ci riflettiamo bene, ciascuno di noi può usufruire della propria libertà nella misura in cui esiste una regola che riconosce e difende quella libertà.
Queste regole, devono essere valide per tutti e indicano una serie di atteggiamenti da seguire o da evitare, tutto ciò con l’obbiettivo di assicurare la convivenza civile.
Le regole non sono abbastanza da sole per assicurare la pace e l’equilibrio fra le persone, se non vengono rispettate infatti, esse rimangono semplicemente inutili. È quindi essenziale la presenza di un'autorità che rende sicura l'applicazione e il rispetto delle regole da parte di tutti. Ad esempio, se con Ia moto sorpasso una macchina da destra, non potendolo fare, il vigile mi dà una penale.
Tale compito è affidato allo Stato, il quale non si limita a stabilire le regole per convivere, ma ne impone il rispetto punendo , chi le trasgredisce. Lo Stato nacque grazie alla capacitò dell'uomo di socializzare e di capire che i bisogni della vita si affrontano meglio in comunità piuttosto che da soli. I nostri antenati erano inizialmente raccolti in famiglie, cioè gruppi legati da vincoli di sangue e di parentela, in seguito essi cominciarono a raggrupparsi in tribù, ossia gruppi più ampie formati da più famiglie. I capi famiglia si riunirono in consigli e stabilirono regole idonee per tutti i componenti della società. Le tribù iniziarono a combattere per il possesso del territorio e quelle più forti abbattevano i più deboli. Col tempo tali tribù crescevano e diventavano sempre più complesse, dunque sorse il problema di creare una vera e propria organizzazione con il compito di stabilire delle regole di vita e di farle rispettare. A questo tipo di organizzazione diamo il nome di Stato. Le regole apprese all’interno della famiglia hanno certamente un valore diverso rispetto a quelle dello Stato, difatti queste sono regole obbligatorie, elette col nome di norme giuridiche e grazie ad esse che oggi possiamo convivere pacificamente con gli altri.
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