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Il diritto globale


La globalizzazione non tocca soltanto aspetti economici e sociali, ma anche tematiche giuridiche di vitale importanza. Il fatto che il mondo sia divenuto un villaggio globale fa sì che le normative nazionali (cioè dei singoli Stati) spesso non siano idonee ad affrontare fenomeni internazionali (quali il terrorismo, la tutela dell’ambiente, l’evoluzione tecnologica e scientifica) e debbano necessariamente interagire tra di loro. Oggi lo Stato non è più l’unico attore che pone norme regolatrici della società. Esso viene affiancato da nuove istituzioni mondiali, quali l’ONU, il WTO, il FMI, che hanno un potere normativo in grado di superare i confini nazionali. Resta aperto il problema di riuscire a rispettare le diversità e di saper bilanciare gli interessi della comunità internazionale con quelli delle singole comunità. È dunque giunto il momento di pensare a un diritto costituzionale aperto, emancipato dal territorio ma attento ai diritti universali, che vanno in ogni caso tutelati. Le nuove frontiere del diritto, oltre ad affrontare una diversa e più ampia concezione dello spazio, si trovano a dover agire su una nuova dimensione finora ignorata: il tempo. In altri termini, il diritto non può più limitarsi a tutelare i diritti dei cittadini di oggi, ma deve pensare anche a forme di garanzia per coloro che verranno. Allo stato attuale lo sfruttamento massiccio delle risorse naturali, finanziarie e umane non garantisce alle generazioni future la possibilità di fruire degli stessi diritti che ci vediamo riconosciuti. Sta nascendo quindi un dibattito in campo giuridico sui diritti delle generazioni future, e sta delineandosi un nuovo significato di “dovere”, inteso come dovere di responsabilità nei confronti degli esseri umani presenti e futuri.
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