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Diritto ecclesiastico: definizioni e peculiarità


1) Che cos’è il diritto ecclesiastico?
= Parte dell’ordinamento giudiziario che disciplina il fenomeno religioso (= insieme di credenze e convinzioni che danno al mondo una visione fondata sul sacro e sul divino) > coinvolgimento dell’individuo e delle formazioni sociali. Il fenomeno religioso mette a confronto due comunità
• comunità sociale (= i cittadini di uno Stato)
• comunità religiosa (= i fedeli di una determinata religione)
Quindi, lo stato deve affrontare il rapporto fra potere civile e fenomeno religioso affinché
1. non esistano contrasti fra norme giuridiche e norme religiose (anche se a volte peccato = reato)
2. i diversi credi religiosi rispettino la libertà, l’uguaglianza la non discriminazione.
2) Che confronti può avere lo Stato nei confronti del fenomeno religioso?
1. atteggiamento confessionista: a favore di una religione, ma tollerante nei confronti delle altre
2. atteggiamento unionista (potere temporale + potere spirituale).
Se prevale il potere spirituale > Teocrazia
Se prevale il potere dello Stato > Cesaropapismo
3. atteggiamento separatista: esclude l’ingerenza dello Stato nella Chiesa e viceversa ed esclude quindi un accordo fra le due istituzioni
4. atteggiamento laico: senza nessuna preferenza o dissenso
In Italia = atteggiamento non indifferente (cfr. Concordato con la Chiesa cattolica e intesa con le altre confessioni)
3) Quali sono le fasi del diritto ecclesiastico?
1861-1929: liberale
1929-1948: Patti Lateranensi (periodo fascista)
dal 1948 in poi: Costituzione repubblicana (principio pattizio > contrattazione bilaterale)
Periodo liberale: vige lo Statuto albertino e la Religione cattolica = religione di Stato. Cavour promulga le Leggi eversive che, nel 1871, portano alla Legge delle Guarantigie > concedono delle prerogative al Papa a chiusura della Questione Romana. Tuttavia i rapporti con la Chiesa vengono definiti in modo unilaterale, per cui il Papa non accettò mai la Legge delle Guarentigie
Periodo fascista: la soluzione unilaterale e sostituita da quella bilaterale del Concordato (1929), anche al fine di incrementare il consenso popolare
Periodo della Costituzione (dal 1948 in poi): caratterizzato da 4 principi:
1. libertà di religione
2. principio di non discriminazione delle altre religioni
3. principio pattizio Stato-religione
4. differenziazione fra Chiesa cattolica (= Concordato) ed altre confessioni (intese)
Dopo il concordato si ha un’evoluzione:
• 11 febbraio 1929: Concordato
• 18 febbraio 1984: Revisione del Concordato con l’ Accordo di Palazzo Madama
• Successivamente, contrattazione bilaterale con le confessioni acattoliche
4) Differenza fra diritto canonico e diritto ecclesiastico
- Diritto ecclesiastico: insieme di norme che per avere efficacia devono essere concordate e riconosciute dallo Stato (fa parte del Diritto pubblico). Tali norme riguardano la posizione della Chiesa all’interno dell’ordinamento statale
- Diritto canonico: insieme di norme giuridiche fatte valere dagli organi competenti della Chiesa cattolica per
• organizzare la Chiesa cattolica
• regolare l’attività dei fedeli in relazione ai fini della Chiesa stessa
5) Come si colloca il diritto ecclesiastico all’interno delle scienze giuridiche?
In Italia, Spagna ed America latina, visto il ruolo preponderante della Chiesa cattolica, il diritto ecclesiastico ha autonomia scientifica e didattica e per tradizione fa parte del Diritto pubblico.
Fino al 18 febbraio 1984 (= Accordo di Villa Madama), la Corte costituzionale è intervenuta in diversi ambiti del fenomeno religioso (libertà religiosa, matrimonio, diritto di famiglia). .
Il diritto ecclesiastico ha una struttura policentrica:
• non fa parte del diritto internazionale
• fa parte del diritto interno (= le norme vigono all’interno dello Stato)
• è un ramo del Diritto pubblico (tratta di diritti soggettivi pubblici che spettano a persone fisiche e giuridiche che operano all’interno dello Stato.
• È in relazione con il Diritto dell’Unione Europea (= il fattore religioso incide sui principi europei) Esso è in relazione in senso convenzionale (= presenza nei trattati) e in senso non convenzionale (= presenza nei Regolamenti, Decisioni e Direttive)
• Non è presente in tutti gli ordinamenti nazionali. Di solito la questione dei rapporti fra confessioni religiose e Stato è collocata nel Diritto costituzionale (libertà di coscienza, di culto, ecc…).
• Differenza di metodo dovuta al carattere peculiare dell’oggetto del diritto ecclesiastico: gli interessi religiosi sono molto diversi da quelli economici per il loro carattere immateriale (= favor religionis)
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