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Diritto d’asilo nelle fonti interne, internazionali ed europee


Pur essendo sempre esistita, la figura del rifugiato trovò una prima istituzionalizzazione in seguito alla Seconda guerra mondiale. Le costituzioni dei diversi Paesi europei e i trattati internazionali posero una particolare attenzione alla tutela dei rifugiati di guerra.
Nella costituzione italiana prevede il diritto di asilo all’articolo 10 comma 3: «lo straniero al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica secondo le disposizioni di legge». Questa disposizione ha rappresentato un compromesso per l’assemblea costituente: il partito comunista si proponeva di tutelare enormemente le libertà sociali; le forze democristiane, invece, miravano a preservare maggiormente le prerogative religiose.
Anche altri Paesi dell’Unione europea contengono disposizioni, più restrittive rispetto a quelle italiane, relative al diritto d’asilo. La Germania, ad esempio, pone particolare tutela alle persecuzioni di natura politiche e alla tutela che deve derivarne.
I limiti del diritto d’asilo previsti dalla Costituzione italiana sono meno stringenti di quelli preposti all’interno della Convenzione di Ginevra (1951). Essa definisce rifugiato chi, temendo persecuzioni fisiche o morali a danno della sua persona, è costretto a fuoriuscire dal proprio paese e a non usufruire dei diritti indisponibili della persona.
La definizione di rifugiato può essere scomposta in cinque elementi:
- la presenza al di fuori del proprio Paese d’origine;
- il fondato timore;
- i motivi di persecuzione;
- l’impossibilità di avvalersi della protezione dal proprio paese;
- il timore di persecuzione, che deve necessariamente essere attuale o futuro, mai rivolto al passato.
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