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Diritto di agire in giudizio



Nel nostro ordinamento, l’esercizio di molti diritti, anche fondamentali, dipende dalla disponibilità e dall’impiego, da parte dei singoli individui, di risorse private.
Si pensi per esempio ad uno dei diritti fondamentali costituzionali, essenziale ed ineliminabile, il diritto ad agire in giudizio per la tutela dei propri diritti soggettivi e interessi legittimi di cui all’art.
24 Cost. L’esercizio di questo diritto viene certamente “finanziato” (e reso effettivo) dalle spese di bilancio necessarie per l’amministrazione della giustizia. Ma esso deve essere finanziato anche da risorse private, nel momento in cui l’attore o il convenuto, per agire o per difendersi nel giudizio sono obbligati dalla legge a dotarsi di un rappresentante processuale che svolga le funzioni di procuratore e di difensore tecnico (ad esempio, ma non solo, l’avvocato).

Per ottenere questo servizio devono tuttavia rivolgersi al mercato. La Costituzione precisa che solo “ai non abbienti”, sono assicurati con appositi istituti, i mezzi per agire e difendersi davanti ad ogni giurisdizione.
Attualmente, per essere ammessi al c.d. gratuito patrocinio a spese dello Stato è necessario che il richiedente sia titolare di un reddito annuo imponibile, risultante dall'ultima dichiarazione, non superiore a € 11.493,82.
La tutela dei diritti stabiliti dalla legge (intesa come disponibilità di mezzi, istituti, servizi che servono per assicurarne l’esercizio) è quindi garantita, nel nostro ordinamento, dall’operare congiunto della finanza pubblica e delle istituzioni del mercato in libera concorrenza.