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Mercato come bene comune



Una parte delle risorse finanziarie pubbliche viene impiegata in modo diretto o indiretto per far esistere (e quindi rendere “effettivo”) un certo “ordinamento giuridico del mercato” che garantisca i presupposti, le condizioni di possibilità, di mantenimento e di sviluppo della stessa economia di mercato.

Questo “ordinamento giuridico del mercato” è certamente quello dello Stato, ma anche quello sovranazionale creato con la cooperazione tra più Stati sul piano internazionale, come avviene nel caso dell’Unione europea, o di diverse “Unioni di mercato” presenti su vasta scala territoriale in molti continenti (ad esempio in America Latina).

Il “mercato”, insomma, è esso stesso un “bene comune” che richiede regole pubbliche e finanziamenti pubblici per renderlo “utile” e fruibile in modo ottimale da parte di tutta la collettività di riferimento.
Tutte le posizioni giuridiche soggettive di cui l’ordinamento consente o prevede il godimento da parte dei soggetti di diritto (i diritti a fare, o non fare, i diritti di obbligare gli altri a fare o non fare, i diritti potestativi, le libertà negative, le immunità, ecc.) sono quindi direttamente o indirettamente finanziate dal bilancio dello Stato.
Tutti i diritti sono, da un certo punto di vista, “beni pubblici” la cui fruizione viene assicurata, pur con intensità e livelli differenti, dallo Stato.