Concetti Chiave
- La Corte di giustizia ha ampliato i diritti dei cittadini europei, enfatizzando la libertà di circolazione e il ruolo fondamentale della cittadinanza europea.
- I cittadini europei hanno diritto a essere processati nella loro lingua, a non subire discriminazioni nel voto per il Parlamento europeo e ad accedere alle prestazioni familiari nello stato di residenza.
- La cittadinanza europea è considerata uno status derivato, legato alla cittadinanza di uno stato membro, senza potere diretto dell'Unione sui criteri di acquisizione e perdita.
- La Corte non ha autorità per valutare la revoca della cittadinanza a cittadini naturalizzati, anche se ciò comporta la perdita della cittadinanza europea.
- La Corte ha interpretato in modo rigido il "turismo sociale", limitando i diritti di accesso alle prestazioni sociali per chi non ha diritto di soggiorno, per evitare oneri eccessivi per gli stati ospitanti.
Diritti dei cittadini europei
La Corte di giustizia ha ampliato in modo significativo la gamma dei diritti che spettano ai cittadini europei, specialmente al fine di tutelare la libertà di circolazione di coloro che si spostano all’interno dell’Unione. Argomentando che «lo status di cittadino dell’Unione è destinato a essere lo status fondamentale dei cittadini degli stati membri» (sentenza Grzelczyk, causa C-184/99, del 2001), la Corte ha progressivamente valorizzato la dimensione civile, politica e sociale della cittadinanza europea.
Esempi di diritti garantiti
Così, ad esempio, il cittadino europeo ha diritto a essere processato nella sua lingua in uno stato membro diverso dal suo, se questo diritto è già garantito dalla legislazione nazionale a una minoranza linguistica (come nel caso dei cittadini di lingua tedesca nella provincia di Bolzano: sentenza Bickel e Franz, causa C-274/96, del 1998); ha diritto a non essere discriminato nell’esercizio del diritto di voto per il Parlamento europeo (sentenza Eman e Sevinger, causa C-300/04, del 2006); ha diritto ad accedere alle prestazioni familiari assicurate ai cittadini dello stato in cui risiede (sentenza Martínez Sala, causa C-85/96, del 1998). Importante è poi la sentenza Zambrano, causa C-34/09, del 2011, con cui la Corte ha riconosciuto il diritto di soggiorno anche al genitore extracomunitario di figli minori cittadini dell’Unione, per non escluderli dal godimento «reale ed effettivo» dei diritti attribuiti ai cittadini europei.
Limitazioni della cittadinanza europea
Se tali sviluppi evidenziano una crescente importanza della cittadinanza europea, tuttavia resta il fatto che essa costituisce uno status derivato, cioè dipendente dal possesso della cittadinanza di uno stato membro. L’Unione non è quindi in grado di dettare direttamente i criteri per l’acquisto (e la perdita) della cittadinanza europea, spettando agli stati membri stabilire chi, in quanto cittadino di quello stato, sia anche cittadino europeo.
Revoca della cittadinanza
La Corte di giustizia si è anzi ritenuta priva del potere di sindacare la compatibilità con il diritto dell’Unione della decisione adottata da uno stato membro di revocare la cittadinanza a un cittadino naturalizzato, sebbene l’effetto fosse di privarlo anche della cittadinanza europea (sentenza Rottmann, causa C-135/08, del 2010).
Interpretazione rigida del turismo sociale
Infine, va aggiunto che la Corte di giustizia ha di recente interpretato in maniera più rigida le norme dell’Unione in relazione ai fenomeni di cosiddetto «turismo sociale»: il diritto a non essere discriminato garantito dallo status di cittadino europeo non può essere invocato per ottenere prestazioni sociali se il cittadino non gode del diritto di soggiorno secondo le condizioni previste dalla normativa Ue (la persona interessata deve essere economicamente attiva o, in caso non lo sia, deve dimostrare di avere risorse sufficienti al proprio sostentamento). La disparità di trattamento, rispetto ai cittadini nazionali, è giustificata dall’esigenza di non creare oneri eccessivi per il sistema di assistenza dello stato ospitante (sentenza Dano, causa C-333/13, del 2014).
Domande da interrogazione
- Qual è il ruolo della Corte di giustizia nell'ampliamento dei diritti dei cittadini europei?
- Quali diritti specifici hanno i cittadini europei quando si spostano all'interno dell'Unione?
- Quali sono le limitazioni associate alla cittadinanza europea?
- Come la Corte di giustizia ha interpretato il "turismo sociale" in relazione ai diritti dei cittadini europei?
La Corte di giustizia ha ampliato significativamente i diritti dei cittadini europei, sottolineando che lo status di cittadino dell'Unione è fondamentale e valorizzando la dimensione civile, politica e sociale della cittadinanza europea (sentenza Grzelczyk, causa C-184/99, del 2001).
I cittadini europei hanno diritti come essere processati nella propria lingua, non essere discriminati nel voto per il Parlamento europeo e accedere a prestazioni familiari nel paese di residenza (sentenze Bickel e Franz, Eman e Sevinger, Martínez Sala).
La cittadinanza europea è uno status derivato, dipendente dalla cittadinanza di uno stato membro, il che significa che gli stati membri stabiliscono i criteri per l'acquisto e la perdita della cittadinanza europea.
La Corte ha adottato un'interpretazione rigida, stabilendo che il diritto a non essere discriminati non può essere invocato per ottenere prestazioni sociali senza il diritto di soggiorno secondo le normative Ue, per evitare oneri eccessivi per il sistema di assistenza dello stato ospitante (sentenza Dano, causa C-333/13, del 2014).