Video appunto: Dibattito giurisprudenziale sui referendum elettorali

Dibattito giurisprudenziale sui referendum elettorali



Negli ultimi decenni è stata molto accesa la discussione a proposito dei referendum su leggi elettorali: leggi necessarie per il funzionamento degli organi costituzionali, ma a contenuto libero, potendo il legislatore scegliere fra molteplici sistemi di elezione.
La Corte costituzionale ha dichiarato inammissibili richieste di abrogazione totale, ritenendo l’eliminazione delle leggi elettorali in contrasto con il principio di continuità degli organi costituzionali (di cui impedirebbe il regolare rinnovo, con conseguente paralisi del sistema).
Le leggi elettorali, ha affermato la Corte, possono invece essere sottoposte a referendum quando la richiesta colpisca solo alcune disposizioni (abrogazione parziale) e a condizione che la disciplina che residua dopo l’abrogazione permetta comunque agli organi costituzionali di poter funzionare (autoapplicatività della normativa di risulta). Così, ad esempio, fu ritenuto inammissibile un referendum sulla legge per l’elezione del Csm proprio perché la richiesta aveva ad oggetto l’intera legge (sent. 29/1987); ma fu ritenuto ammissibile il referendum sulla legge elettorale della Camera che colpiva le sole disposizioni in base alle quali l’elettore poteva esprimere più voti di preferenza, in quanto effetto dell’abrogazione sarebbe stato di ridurre la scelta dei candidati a un’unica preferenza, senza che risultassero impedimenti alla costante operatività dell’organo costituzionale (sent. 47/1991). Questa giurisprudenza ha reso possibile il referendum che nel 1993 «trasformò» da proporzionale a maggioritaria la legge elettorale del Senato (sent. 32/1993). Con la sent. 13/2012 la Corte ha escluso che il vuoto derivante dall’abrogazione referendaria possa essere colmato dalla «reviviscenza» della precedente legislazione elettorale abrogata dalla legge sottoposta a referendum.

A tutto questo vanno aggiunti i limiti all’ammissibilità che riguardano la formulazione del quesito referendario. Al fine di garantire la libera e consapevole espressione del voto, la richiesta deve essere chiara, univoca e omogenea. Tali requisiti sono soddisfatti quando la domanda consente la scelta fra un’alternativa secca – l’eliminazione o il mantenimento di una certa disciplina – rispetto alla quale è possibile rispondere con un «sì» o con un «no».