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Decentramento delle funzioni amministrative del lavoro


In seguito all’emissione della sentenza della Corte di giustizia europea (1996) in materia di monopolio pubblico del collocamento, fu realizzato il decentramento delle funzioni amministrative legate ai servizi di collocamento. In particolare, già a partire dal 1997 venne garantita l’apertura dei servizi di collocamento anche agli enti privati.
Il mercato iniziò dunque ad essere soggetto alla concorrenza tra servizi pubblici per l’impiego, presenti a livello provinciale ed enti privati, che attuano attività lavorative a scopo di lucro. L’apertura dei servizi lavorativi ai privati divenne ancora più significativa e ampia nel 2003, mediante la pubblicazione della cosiddetta «Legge Biagi», così definita perché varata poco tempo dopo la morte del professore Marco Biagi (legge 276/2003). I primi articoli della stessa hanno favorito l’ingresso di operatori privati nel mercato del lavoro.
Tutti gli enti privati possono, previa autorizzazione, svolgere i servizi per il lavoro generalmente demandati agli enti pubblici. Il sistema delineato dalla legge Biagi è caratterizzato da apertura e concorrenza nel mondo del lavoro.
Una delle principali riforme del mondo del lavoro è avvenuta, negli anni recenti, per volere del governo Renzi, il quale ha innovato le politiche attive del lavoro, cioè la ricerca attiva dell’occupazione tramite il decreto legislativo 150/2015. Esso ha tentato di realizzare una vera e propria rivoluzione in materia di politiche attive, prevedendo l’istituzione di un’agenzia nazionale per il lavoro (ANPAL) e di una serie di agenzie decentrate.
Contestualmente alla creazione dell’ANPAL, la riforma del titolo V della Costituzione ha assegnato alle regioni (art. 117) la potestà legislativa in materia di organizzazione e gestione del mercato del lavoro.
Le politiche attive del lavoro sono state recentemente collegate al reddito di cittadinanza, i cui beneficiari sono anche tenuti a recepire le politiche attive del lavoro relative all’occupabilità.
L’espressione «mercato di lavoro» attiene a tutti i lavoratori in maniera indistinta. Questa precisazione risulta fondamentale perché è diffusa l’idea secondo cui essa riguardi esclusivamente i lavoratori maggiormente colpiti dalle fluttuazioni delle esigenze del mercato. Questa convinzione, però, è erronea: la stagnazione e la depressione del mondo del lavoro accomunano tutti i cittadini dell’Unione europea a prescindere dalle dinamiche lavorative in cui ognuno è proiettato.
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