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Nella Costituzione sono presenti due parti. La seconda è sull'organizzazione dello Stato. La prima sui diritti e le libertà fondamentali che riguardano l'individuo. Questi principi sono riassunti nel secondo articolo, che pone il:
Principio personalistico: gli individui/persone hanno dei diritti per il solo fatto che essi esistono. Sono diritti riconosciuti dallo Stato, che li deve garantire e non può ridurli. Si parla di diritti inviolabili. Riguardano:
1. sia il singolo uomo come persona: "libertà personale", libertà di disporre della propria persona, con riserva assoluta di legge e riserva di giurisdizione,
2. sia l'uomo nelle formazioni sociali dove si svolge la sua personalità.
Questi diritti sono esplicitati dall'articolo 13 in poi. Questa parte della Costituzione è integrata in un ambito europeo ed internazionale. Anche il diritto europeo prevede dei diritti fondamentali, che al più prevalgono sul diritto interno, o lo integrano. Ad un livello superiore esiste la CEDU (Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo), emanata dal Consiglio d'Europa, che comprende circa 50 Stati. Più o meno prende "spunto" dai diritti fondamentali riconosciuti nelle carte costituzionali dei Paesi membri. Sono quindi principi molto più generali. Questi sono i tipici diritti dello Stato liberale. Inoltre esistono

1. Diritti sociali, cioè di ricevere prestazioni (per esempio scuola, salute, etc) da parte degli apparati pubblici sulla base del cosiddetto Welfare State. Si tratta di un principio di solidarietà. Lo Stato ha quindi il dovere di garantire ai cittadini dei diritti fondamentali, delle "prestazioni minime" obbligatorie. Sono i diritti che più risentono di eventuali ristrettezze economiche, ma comunque non si possono intaccare oltre il "minimo essenziale"
2. Diritti politici, mezzi per realizzare il principio della sovranità popolare
3. Libertà economiche (Titolo III)
Gli strumenti di tutela di questi diritti sono principalmente:
a) riserva di legge (assoluta, in caso dei diritti fodamentali; oppure relativa): la Costituzione riserva alla legge la disciplina dei casi e dei modi con cui le libertà possono essere limitate
b) riserva di giurisdizione: ogni provvedimento restrittivo delle libertà individuali implica una previa autorizzazione da parte del giudice. Tutti possono agire in giudizio per tutelare i propri diritti in caso di violazoni ("tutela giurisdizionale").

Il principio di eguaglianza (Art. 3). Nel diritto europeo si parla, più limitatamente, di "principio di non discriminazione".
1. Principio di eguaglianza formale (formula astratta): si devono trattare in modo eguale situazioni eguali e in modo diverso situazioni diverse. Esiste eguaglianza giuridica. Il destinatario di tutto ciò è il legislatore, che non deve creare privilegi e discriminazioni. Non si tratta di un principio automatico, ma implica un giudizio circa la significatività

delle differenze e delle somiglianze tra situazione. Quindi un controllo ragionevole delle leggi ( Corte Costituzionale). Sono vietate tutte le discriminazioni basate su sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali. La conseguenza sono leggi generali e astratte, tipiche di uno Stato liberale.
2. Principio di eguaglianza sostanziale: punta a rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono l’eguale godimento dei diritti e delle libertà. È il fondamento delle politiche pubbliche volte ad eliminare gli ostacoli economici e sociali. La Costituzione indica al legislatore un programma di intervento per eliminare le diversità economiche e sociali. La conseguenza sono leggi che prevedono singole situazioni di svantaggio, tipiche di uno Stato sociale.

Diritti economici

1. Libertà sindacale e diritto di sciopero: In realtà in Italia i sindacati sussistono come soggetti privati, perchè non vogliono essere sottoposti a particolari limiti. Lo sciopero non può esercitarsi in caso di servizi pubblici essenziali.
2. La proprietà privata è riconosciuta, anche come pubblica. C'è sempre riserva di legge, lo Stato può assicurarne dei vincoli al fine di assicurarne la funzione sociale oppure per renderla disponibile a tutti ("espropriare").
3. L'iniziativa economica privata è libera. Lo Stato controlla l'attività economica dei privati, essa non può svolgersi in contrasto con l'utilità collettiva, non può esercitarsi in modo dannoso. La legge determina i modi opportuni affinché l'attività economica possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali. Sempre ai fini di utilità generale, lo Stato può espropriare i privati di un'impresa o di una categoria di imprese (tramite indennizzo), nel caso di imprese che erogano servizi pubblici essenziali o fonti di energia o situazioni di monopolio. è la nazionalizzazione. Esiste anche la possibilità di collettivizzazione: lo Stato trasferisce a comunità di lavoratori o di utenti la proprietà di una azienda. Di norma comunque l'atteggiamento Statale è quello del prestito.
4. Il principio della concorrenza non è previsto in questi diritti fondamentali, ma nell'Articolo 117, quindi si rispetta il diritto europeo.
Questa parte della Costituzione non è mai stata modificata da '48, ma la Corte Costituzionale ne fa un'interpretazione "al passo coi tempi". Sulla base di questi diritti la Corte ha anche dichiarato incostituzionali alcuni articoli di legislazione fascista restrittiva.
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