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La convivenza



La convivenza fuori dal matrimonio è stata presa in considerazione per via della diffusione del fenomeno, per tutelare comunque l’interesse dei figli che nascono da queste unioni, sebbene non manchino problematiche relative al suo carattere polimorfo, data la varietà delle situazioni che esso tende a comprendere e che sono essenzialmente accomunate dal solo dato dell’assenza di matrimonio tra i conviventi.

La giurisprudenza si è occupata di precisare i tratti distintivi della convivenza a cui riconnettere eventuali conseguenze giuridiche e per distinguere la famiglia di fatto dal semplice rapporto occasionale. Il carattere ritenuto decisivo per tale differenza è quello della stabilità. Tuttavia, per essere considerata giuridicamente rilevante la convivenza, essa deve risultare instaurata tra due soggetti di sesso diverso.

Ciò ha comportato la rilevante problematica delle unioni omosessuali (ricordiamo che in diversi paesi quali Olanda, Belgio, Spagna, Portogallo e Francia vi è stata l’apertura alle coppie omosessuali del medesimo istituto matrimoniale).

Inoltre alle coppie conviventi, ma solo se di sesso diverso, è stato consentito l’accesso alle tecniche di procreazione medicalmente assistita e la convivenza prematrimoniale, al fine di ammettere all’adozione i coniugi che “abbiano convissuto in modo stabile e continuativo prima del matrimonio per un periodo di tre anni“.
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