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Contrattualizzazione del lavoro

A partire dagli anni settanta dello scorso secolo, la disciplina inerente il lavoro pubblico è stata riformata. In poco tempo, non solo si è arrivati alla contrattualizzazione del rapporto di lavoro nel settore pubblico (tranne che per gli aspetti strettamente organizzativi), ma lo si è fatto operando un rinvio «mobile» (rinvio alla fonte, non alla disposizione) ai contratti stipulati fra le organizzazioni dei lavoratori e la rappresentanza delle pubbliche amministrazioni.
Dal diritto amministrativo si è approdati così al diritto del lavoro. Da un diritto basato su una relazione non paritaria fra amministrazione e dipendente pubblico si è passati a un diritto che poggia invece su un rapporto di tendenziale parità (secondo la formula classica del diritto privato: lo scambio di reciproche utilità e la tutela della parte debole).

Alla legge (o meglio, ai «principi generali fissati da disposizioni di legge»), stante la riserva relativa dell’art. 97 Cost., spetta disciplinare «le linee fondamentali di organizzazione degli uffici», «gli uffici di maggiore rilevanza e i modi di conferimento della titolarità dei medesimi», «le dotazioni organiche complessive» (art. 2.1 d.lgs. 165/2001).
Coerentemente si è passati, in caso di controversie, dalla giurisdizione del giudice amministrativo alla giurisdizione del giudice ordinario in funzione di giudice del lavoro. La Corte costituzionale (in particolare con le sentt. 313/1996 e 309/1997) ha riconosciuto legittimo il sistema processuale disciplinato dall’art. 63 del d.lgs. 165/2001.
Le recenti riforme della pubblica amministrazione hanno confermato la scelta di fondo della «privatizzazione», ma definito in modo diverso il rapporto fra legge e contratto: prima recuperando un maggior spazio per la disciplina legislativa (l. 15/2009 e d.lgs. 150/2009); poi spostando di nuovo l’equilibrio a favore della disciplina contrattuale (l. 124/2015 e d.lgs. 75/2017). L’attuale formulazione dell’art. 2.2 del d.lgs. 165/2001 prevede che le disposizioni di legge «possono essere derogate nelle materie affidate alla contrattazione collettiva… e, per la parte derogata, non sono ulteriormente applicabili».
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