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Concetto giuridico di usufruttuario


L’usufruttuario ha il diritto di usare e usufruire di una cosa altrui (uti e frui). Per fare propri i frutti non suoi, egli deve disporre di uno specifico atto: la perceptio. Mentre il codice civile italiano configura l’usufruttuario come possessore, secondo il diritto romano egli era detentore (disponeva del corpus possessionis ma mai dell’animus possidendi).
Il nudo proprietario conservava sempre il possesso del bene in usufrutto: egli fa propri gli acquisti del servo in usufrutto realizzati non con mezzi dell’usufruttuario. Nel caso di usufrutto di gregge, egli acquista la proprietà dei nuovi nati ma è tenuto a rimpiazzare i capi premorti. Non rientrava invece fra i frutti, e quindi apparteneva al titolare della proprietà, il parto della schiava, in quanto per i romani era inconcepibile considerare gli uomini frutti alla stregua di beni inconsumabili.
Come detto, il diritto di usufrutto è valido fatta salvo la destinazione economica: l’usufruttuario, dunque, non può in alcun modo modificare la destinazione economica del bene. Se, ad esempio, egli usufruisce di una coltivazione di mele, non potrà trasformare tale fondo in un campo di calcio poiché ciò determinerebbe una modifica della destinazione economica del bene.
Egli può modificare la destinazione economica del bene di cui sta usufruendo solo nel caso in cui ciò comporti un notevole vantaggio per il dominus proprietatis (detto anche proprietarius), che conservava la nuda proprietas. Il diritto di usufrutto era inalienabili ed era strettamente connesso con la persona dell’usufruttuario.
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