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Comunità Europea

Nel secondo dopoguerra le democrazie europee, che avevano perduto il ruolo di Grandi potenze, erano inserite nella stessa alleanza ed erano rette da regimi parlamentari molto simili tra loro, non si sentivano più rivali e vedevano crescere gli elementi di affinità. Un’eccezione era costituita dall’Inghilterra che, pur avendo perduto il suo impero, si considerava separata dall’Europa e privilegiava i legami con il Commonwealth.
L’ideale di un’Europa unita nel segno della pace, della democrazia e della cooperazione economica viene sostenuto da autorevoli uomini politici di diversi paesi e di diversa estrazione ideologica: cattolici come l’italiano De Gasperi, il tedesco Adenauer, il francese Schuman, ma anche socialisti come il francese Blum e il belga Spaak; anche gli Usa erano favorevoli al processo di integrazione, interessati soprattutto ad inserire la Germania occidentale nella Nato, superando la diffidenza degli altri alleati europei (per un possibile riarmo tedesco).

- 1951 Il primo passo concreto avviene con la creazione della Comunità europea del carbone e dell’acciaio (CECA), con l’obiettivo di coordinare produzione e prezzi in questi settori chiave della grande industria. I paesi membri sono: Francia, Germania ovest, Italia, Belgio, Olanda e Lussemburgo. Il successo spinge a proseguire, ma nel 1954 fallisce il progetto di un’organizzazione militare integrata (Comunità europea di difesa – Ced), che avrebbe dovuto porre le premesse di una vera e propria comunità politica (per voto contrario del Parlamento francese). Abbandonato il progetto più ambizioso, si prosegue con l’obiettivo di creare un’area di libero scambio e coordinamento delle politiche economiche.

- 1957 Trattato di Roma, firmato dai sei paesi membri della Ceca: istituisce la Comunità economica europea (CEE). Lo scopo primario è creare un Mercato comune europeo (MEC), attraverso il graduale abbassamento delle tariffe doganali e la libera circolazione della forza-lavoro e dei capitali, con un coordinamento delle politiche industriali e agricole e l’intervento delle autorità comunitarie a favore delle aree depresse e dei settori in crisi.
Si progettano gli organi principali della Cee: la Commissione (con funzioni tecniche: propone i piani di intervento e ne dispone l’attuazione), il Consiglio dei ministri (formato da delegati dei governi dei paesi membri, cui spettano le decisioni finali), la Corte di giustizia (incaricata di dirimere le controversie fra Stato e Stato), il Parlamento europeo (con funzioni puramente consultive, composto inizialmente da rappresentanti dei parlamenti nazionali e – dal 1979 – eletto direttamente dai cittadini). Sul piano economico il Mec ottiene buoni risultati, facendo da stimolo alle economie dei paesi associati, in forte espansione tra la fine degli anni ’50 e l’inizio degli anni ’60. La spinta all’integrazione politica invece si arresta, frenata dalle tradizioni e dagli egoismi nazionali.

Il successo del Mec facilita comunque il processo di allargamento dell’Unione prima ai paesi del Nord Europa, poi a quelli del Sud:
1973 Inghilterra, Irlanda, Danimarca
1981 Grecia
1986 Spagna, Portogallo
1995 Austria, Svezia, Finlandia
La crisi energetica che colpisce l’Europa a partire dal 1973 innesca spinte protezionistiche. I primi passi verso un rafforzamento delle istituzioni comunitarie si compiono a metà anni ’70:
- 1974 vertice a Parigi: viene deciso che i capi di governo dei paesi membri si incontrino a scadenze regolari, dando vita a un nuovo organismo, il Consiglio Europeo, che ha la responsabilità di tracciare le linee guida del processo di integrazione. Alla Commissione spettano compiti tecnici. Si stabilisce anche che il Parlamento europeo venga composto non più da rappresentanti dei Parlamenti nazionali, ma venga eletto direttamente dai cittadini, con scadenza ogni 5 anni, in base alle leggi elettorali vigenti nei singoli paesi. I poteri restano gli stessi (ruolo consultivo), ma l’elezione popolare e l’organizzazione per correnti politiche invece che per gruppi nazionali, gli danno maggiore credibilità.
- 1979 prime elezioni politiche per il Parlamento europeo
- 1979 entra in funzione lo SME - sistema monetario europeo, un sistema di cambi fissi (o oscillanti entro margini prestabiliti) fra le monete dei paesi membri, cui aderiscono 8 dei 9 membri della Cee, compresa l’Italia; decide di stare fuori la Gran Bretagna. Lo scopo è rilanciare il processo di integrazione economica – in parte compromesso dalla crisi petrolifera – e proteggere le economie nazionali dai fattori di instabilità valutaria dei primi anni ’70.

Le grandi trasformazioni degli equilibri di potenza (fine del bipolarismo con la caduta del muro di Berlino nell’89 e il crollo del comunismo) e degli assetti economici mondiali maturati alla fine del XX secolo, pongono l’Europa davanti a nuove sfide. I 12 paesi membri decidono di dare nuovo impulso al processo di integrazione:
- 1986 firma a Lussemburgo dell’Atto unico europeo, così chiamato perché affronta in un unico testo gli aspetti riguardanti l’economia e quelli relativi al rafforzamento della cooperazione politica. Si stabilisce che entro il ’92 dovranno essere rimosse le residue barriere alla circolazione delle merci e dei capitali e si introduce il voto a maggioranza qualificata nel Consiglio dei ministri europeo, le cui decisioni sino ad allora potevano essere bloccate dal veto di ogni singolo membro.
- 1985 Trattato di Schengen: impegna i firmatari ad abolire i controlli alle frontiere sul transito delle persone; perfezionato nel 1990, viene applicato dal 1995, ma senza l’adesione di Gran Bretagna e Irlanda.
- 1992 Trattato di Maastricht: rende esecutive le direttive dell’Atto unico e istituisce l’UE (Unione europea). Sancisce la completa unificazione dei mercati a partire dal ’93 e allarga l’area di competenza delle istituzioni europee a settori nuovi come istruzione e ricerca, sanità pubblica e tutela dei consumatori. Prevede una politica estera e di sicurezza comune (Pesc), che però non riuscirà a decollare anche perché ogni decisione è vincolata al principio di unanimità. La decisione più significativa e visibile è l’impegno a realizzare entro il 1999 il progetto di una moneta comune (Euro) e di una Banca centrale europea (Bce). Si stabilisce però, come condizione per l’adesione all’Unione monetaria, l’adeguamento a una serie di parametri comuni (criteri di convergenza) a garanzia della solidità della nuova moneta e della credibilità finanziaria dell’Ue:

- tassi di inflazione contenuti
- tassi di interesse uniformi
- cambi stabili per almeno 2 anni prima dell’entrata in vigore dell’euro
- disavanzo annuale del bilancio pubblico (o deficit pubblico) non superiore al 3% del prodotto interno lordo e debito pubblico globale non superiore al 60%
Si tratta di un percorso difficile da seguire perchè:
- non è facile coordinare le decisioni autonome dei singoli governi nazionali;
- inoltre la libertà di circolazione dei capitali favorisce le operazioni speculative contro le valute deboli ( nel 1993 Italia e Gran Bretagna sono costrette a svalutare le loro monete e il sistema dei cambi fissi dello Sme è messo a dura prova);
- gli sforzi dei governi nazionali per adeguarsi ai parametri di Maastricht con tagli alla spesa pubblica (soprattutto là dove questa cresceva: assistenza sanitaria, pensioni, trasferimenti agli enti locali) provocano in parte dell’opinione pubblica perplessità o rifiuto ( lo dimostra l’esito dei referendum sull’Unione tenuti in alcuni paesi: i sì prevalgono di poco sia in Francia che in Danimarca)
- le politiche restrittive aggravano la crisi dei sistemi di Welfare e rendono impraticabile l’uso della spesa pubblica per combattere la disoccupazione che, per l’intero decennio, si mantiene su livelli molto elevati: nel 1997 la media dei disoccupati nei paesi dell’Ue arriva all’11,3% sul totale della forza lavoro
- si alzano critiche di politici e intellettuali di differente matrice ideologica nei confronti di un progetto che appare viziato da eccessivo tecnicismo, in quanto affida decisioni delicate a organismi comunitari poco conosciuti dalla massa dei cittadini e da essi poco controllabili.
La cura di austerità imposta dal Trattato di Maastricht mette a nudo (contribuendo però così a correggerli) alcuni caratteri distorsivi che da tempo affliggono le economie europee e le rendono poco competitive rispetto alle economie del Nord America o dell’Oriente:
- eccesso di spesa pubblica (che sottre risorse agli impieghi produttivi)
- insostenibilità finanziaria – sui tempi lunghi – dei sistemi di sicurezza sociale, tradizionale vanto della civiltà europea
- rigidità del mercato del lavoro, più orientato a tutelare i “garantiti” che a creare nuove opportunità per i giovani e i disoccupati.
Così i tanto discussi parametri europei hanno effetti salutari sulle politiche economiche di paesi – come l’Italia – che sembravano più lontani dagli obiettivi previsti.
-1998 inaugurata ufficialmente l’Unione monetaria europea (UME), che vede la partecipazione di 11 stati; restano fuori la Grecia, che non ha raggiunto i parametri (sarà ammessa solo nel 2001) e Gran Bretagna, Danimarca e Svezia, che rinviano l’adesione per loro scelta. Viene contemporaneamente istituitala Banca centrale europea (Bce) e si fissa al 1° gennaio 1999 l’entrata in vigore della moneta unica negli scambi finanziari, mentre l’Euro sostituisce di fatto le monete nazionali il 1° gennaio 2002. L’avvio della circolazione dell’euro rappresenta il segno più evidente dei progressi raggiunti nel processo di integrazione europea: l’uso di una moneta valida al di là delle frontiere nazionali contribuisce a rafforzare il senso di appartenenza a un grande spazio comune continentale.

All’inizio del nuovo secolo lo slancio che aveva portato i paesi europei al traguardo dell’euro sembra esaurirsi e rallenta il cammino verso l’integrazione politica. Nel frattempo si accelera il processo di allargamento che, nel giro di pochi anni, porta l’Ue a coincidere con l’Europa geografica (Russia esclusa), cancellando la frattura che si era creata mezzo secolo prima con l’inizio della guerra fredda. Infatti chiedono l’annessione stati dell’Europa ex comunista e anche paesi della sponda meridionale del Mediterraneo (Turchia). Dal 1997 iniziano le trattative con 12 di questi paesi: Bulgaria, Cipro, Estonia, Lettonia, Lituania, Malta, Romania, Slovacchia, Slovenia, Polonia, Ungheria e Repubblica ceca. Dopo una lunga valutazione dei requisiti di annessione, ne vengono ammessi 10; esclusi sono Bulgaria e Romania.
- Nel 2004 l’Unione è così composta da 25 membri.
- Nel 2007 - 27 membri: Bulgaria e Romania vengono annesse.

L’allargamento pone questioni sull’organizzazione e il funzionamento delle istituzioni comunitarie, sulla gestione delle politiche economiche e sociali, sul ruolo e sull’efficienza stessa di un organismo politico destinato a unire e a rappresentare quasi tutto il continente.
- Nel 2001, per riformare l’Unione, i paesi membri decidono di dar vita a una Convenzione composta da parlamentari e rappresentanti dei governi, con il compito di redigere una Carta costituzionale della Ue. Dopo 16 mesi di lavoro questo organismo presenta nel 2003 un progetto di Costituzione con un elenco dei principi generali dell’Unione e uno schema di riforma delle istituzioni comunitarie. L’approvazione della Costituzione europea avrebbe dovuto rappresentare il primo passo verso una piena integrazione politica del continente. Invece questo traguardo è ancora lontano: il progetto comunitario non riesce a trovare adeguato consenso popolare ( lo dimostrano ad es. nel 2004 il basso livello di partecipazione alle elezioni europee in molti paesi; nel 2005 gli elettori di Francia e Olanda - di due tra i paesi fondatori- chiamati a decidere col Referendum sulla ratifica della Costituzione, votano “no” rispettivamente per il 57 e 63%). Si evidenzia la protesta contro i vincoli di politica economica imposti dall’appartenenza all’Ue e il timore di un’eccessiva liberalizzazione intereuropea del mercato del lavoro. Altre difficoltà emergono dai paesi dell’Europa dell’Est, spesso riluttanti ad adeguarsi alle regole imposte dall’Unione e desiderosi di esercitarvi un peso maggiore.
- 2007 Vertice di Lisbona: i capi di stato e di governo dei paesi membri si accordano sul testo di un nuovo trattato di riforma che corregga, in parte, limitandone le ambizioni, la convenzione di Nizza, ma allarghi le competenze delle autorità europee in materia di energia e di sviluppo, di immigrazione e di lotta contro la criminalità.
Nel 2008 gli elettori irlandesi bocciano il trattato.

Stati dell’Unione europea aderenti alla zona Euro : dal 1999: Austria, Belgio, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo, Spagna. Successivamente entrano: Grecia (2001), Slovenia (2007), Cipro e Malta (2008), Slovacchia (2009), Estonia (2011)

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