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Comodato d’uso nel diritto classico


Il contratto di comodato è un contratto reale, bilaterale imperfetto e a titolo gratuito, sulla base del quale un soggetto, comodante, consegna (datio rei) a un altro soggetto, definito comodatario, un bene inconsumabile, mobile o immobile, affinché questi se ne serva secondo l’uso convenuto tra le due parti. Sorge così l’obbligazione in capo al comodatario di restituire il bene alla scadenza del termine previsto o su richiesta del comodante.
Qualora fosse previsto un controprestito di denaro, si ricadeva in un altro tipo di contratto, definito locazione. Se invece il controprestito riguardava un bene fungibile diverso dal denaro, si ricadeva nel contratto innominato.
Bisogna precisare che il contratto comodatario rendeva il comodatario esclusivamente detentore e mai proprietario (principio di interversione del possesso). Eccetto il caso fortuito o di forza maggiore, il comodatario aveva la responsabilità della custodia tecnica del bene. Il comodatario, pertanto, rispondeva della perdita della cosa per furto (ad egli era accordata la possibilità di agire contro il ladro con l’actio furti).
La responsabilità del comodatario era attenuata nel caso particolare in cui il comodatario diventa detentore di un bene per interesse del comodante. La fattispecie, riferita in un passo del Digesto, riporta il caso di un fidanzato che, dovendo portare la propria fidanzata in casa, per farla apparire «decentemente ornata» le dà in comodato vesti e gioielli. In questo caso la responsabilità del comodatario è minore.
Il comodato può anche avere ad oggetto un bene consumabile, qualora tali cose non vengano utilizzate per fungere alla loro destinazione (si pensi, ad esempio, al comodato di monete affinché esse siano studiate o esposte). Infine, dato che sul comodatario ricade una responsabilità molto gravosa, egli può avvalersi dell’azione contro il furto da parte di terzi.
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