Video appunto: Codice teodosiano
Siccome i tentativi di aggiornamento dei due codici non furono sufficienti a dar conto della produzione legislativa che si stava accumulando, riapparve così ben presto il problema della certezza del diritto, legato al disordine legislativo e alla stessa conoscibilità delle costituzioni imperiali.
A questa diffusa esigenza di darà finalmente una risoluzione in oriente, nel 439, sotto il regno di Teodosio II, con la pubblicazione della prima compilazione ufficiale di costituzioni imperiali: il Codice teodosiano (Codex Theodosianus). Il codice fu costituito tramite due processi, di cui il primo non andato in porto. Con una costituzione del 429 venne nominata una commissione con un doppio compito: realizzare una raccolta, per gli studiosi, di tutte le costituzioni emanate da Costantino in avanti, anche quelle non più in vigore, ordinandole secondo il sistema dei due codici privati precedenti; compilare una seconda raccolta, a carattere pratico, in cui ci fossero solo le costituzioni vigenti, prendendole dai codici gregoriano ed ermogeniano e dal terzo codice appena composto; il testo delle costituzioni doveva essere accompagnato da brani scelti dalle opere della giurisprudenza del principato. Questo progetto non fu realizzato. Non viene però abbandonata l’idea di attuare una compilazione. Nel 435 si ritirano su un processo meno ambizioso: si rinuncia di inserire nella raccolta anche passi tratti dai diritti e si nomina una seconda commissione con l’incarico di raccogliere tutte le leggi generali emanate da Costantino in poi, anche quelle abrogate, con la facoltà di modificarne i testi per eliminare ambiguità, parti ridondanti e così via. Il nuovo codice si sarebbe affiancato a quelli gregoriano ed ermogeniano. La commissione concluse in poco più di due anni i suoi lavori; il Codice teodosiano fu pubblicato in Oriente il 15 febbraio del 438, ed entrò in vigore il 1 gennaio del 439. Contestualmente venne inviato a Valentiniano III, che regnava in Occidente, dove fu pubblicato con la sua presentazione al senato di Roma, che lo accolse con grande favore.

Il Codice teodosiano è composto di sedici libri, divisi in titoli. All’interno di ciascun titolo le costituzioni si susseguono in ordine cronologico; per ognuna di esse è indicato il nome dell’imperatore o degli imperatori che le avevano emanate; il destinatario e la data. Lo schema seguito è grosso modo quello dei DIGESTA del principato. Però c’è una forte prevalenza di materie di diritto pubblico, rispetto ad argomenti privatistici, il che forma una delle più importanti caratteristiche. Un’altra novità è la presenza di un intero libro dedicato soltanto alla legislazione in materia ecclesiastica e religiosa. Ciò fa capire la grande importanza che il cristianesimo aveva ormai assunto nell’ordinamento giuridico dell’impero. In Oriente il Codice teodosiano rimase in vigore sino al 529, anno in cui fu emanato il primo Codice di Giustiniano, che lo sostituì. In Occidente la sua influenza si fece sentire più a lungo: nelle zone in cui la compilazione giustinianea non fu introdotta (perché non riconquistate dagli eserciti di Giustiniano) il destino del diritto romano sino all’alto medioevo fu anche legato all’utilizzo dei testi del teodosiano, tramite l’intervento delle c.d. leggi romano-barbariche che li avevano inclusi.
La compilazione del Codice teodosiano non fu solo un tentativo di avere una migliore certezza del diritto tramite una più agevole rintracciabilità delle costituzioni, ma con esso cambiò anche il modo di porsi del legislatore imperiale di fronte alla produzione e all’interpretazione del diritto.