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Capi di Stato di derivazione rappresentativa



A differenza dei capi di Stato europei, quelli di derivazione direttamente o indirettamente rappresentativa non hanno perso gran parte del potere che da sempre li caratterizza.
In qualche paese questi ultimi sono espressamente dotati di importanti attribuzioni, in quanto presidenti che sono titolari del potere esecutivo oppure che lo sono in relazione a certe materie (per esempio, la politica estera e la politica militare, ultimo ambito nel quale gli stessi monarchi esercitarono influenza): è il caso delle repubbliche presidenziali e semipresidenziali.

In altri paesi, titolari di poteri propri della tradizione delle monarchie costituzionali, i presidenti si trovano talvolta a utilizzarli quando a ciò li inducano le circostanze politiche contingenti: è il caso di alcune repubbliche parlamentari. Per lo più, invece, ciò non accade e il ruolo presidenziale assume le caratteristiche di mera rappresentanza tipiche oggi dei capi di stato ereditari.
Talvolta è la costituzione stessa ad affidare al presidente compiti di arbitro o di garante del funzionamento delle istituzioni, più spesso la prassi: con gradi di attivismo e concorso a funzioni politiche che tendono a variare nel tempo e nelle diverse realtà, a seconda del contesto politico.
Per fare un esempio: ben diverso è il ruolo presidenziale a seconda che le elezioni esprimano una maggioranza, un governo e una personalità che guidi l’una e l’altro (questo è stato il caso della Repubblica federale tedesca fino agli inizi degli anni Duemila), ovvero che alle elezioni faccia seguito una lenta, faticosa e sempre provvisoria composizione di equilibri mai stabili (questo è stato il caso italiano, ad eccezione del periodo 1994-2013).