Concetti Chiave
- Il diritto all'oblio si confronta con le sfide poste dall'evoluzione di internet, dove le informazioni tendono a rimanere accessibili a lungo termine.
- La Corte di giustizia dell'Unione europea ha stabilito che i motori di ricerca devono cancellare le informazioni non più pertinenti o idonee a rappresentare l'individuo interessato.
- La rapidità con cui si può rintracciare la storia di una persona online rende sempre più rilevante la tutela degli interessi legati al diritto all'oblio.
- Esiste uno schedario presso le procure per conservare i provvedimenti dell'autorità giudiziaria, ma alcuni di essi possono essere cancellati dopo un determinato periodo.
- La Corte costituzionale ha dichiarato incostituzionale la norma che non prevedeva la cancellazione per provvedimenti di condanna per contravvenzioni dopo 10 anni dalla pena.
Indice
La sfida del diritto all'oblio
Negli anni recenti, la tutela giuridica offerta dal diritto all’oblio ha dovuto confrontarsi con lo sviluppo sempre più avveniristico di internet. I motori di ricerca più utilizzati al mondo, in particolare Google, preservano le informazioni contenute al loro interno senza prevederne la cancellazione a lungo termine. Questo, purtroppo, spesso fa sì che notizie relative a un remoto passato possano affiorare in un tempo così lontano dal loro verificarsi da non rappresentare più il soggetto cui sono riferite. Proprio in tal senso, recentemente la Corte di giustizia dell’Unione europea si è espressa, imponendo ai motori di ricerca la cancellazione di informazioni ritenute non più idonee a rappresentare l’individuo cui sono riferite.
Ruolo della Corte di giustizia
Al di là della difficoltà di definire con precisione il diritto all’oblio, gli interessi che esso tutela acquistano oggi sempre più rilievo nell’era di Internet. Si pensi, ad esempio, alla rapidità con la quale si è in grado di ripercorrere la «vita» di una persona attraverso l’utilizzo dei motori di ricerca. Per queste ragioni la Corte di giustizia dell’Ue ha imposto al motore di ricerca Google di cancellare, su richiesta dell’interessato, le indicizzazioni relative ai propri dati personali, a meno che non vi siano «ragioni particolari, come il ruolo ricoperto da tale persona nella vita pubblica», e comunque quando i dati risultino «inadeguati, non pertinenti o eccessivi in rapporto alle finalità del trattamento e al tempo trascorso» (sentenza del 13 maggio 2014 nella causa C-131/12).
Schedario e cancellazione dei provvedimenti
Questo è lo schedario istituito presso la procura della Repubblica di ogni tribunale per raccogliere e conservare gli estratti dei provvedimenti dell’autorità giudiziaria, in modo che sia sempre possibile conoscere l’elenco dei precedenti penali di ognuno. Ebbene, le norme vigenti prevedono, trascorso un determinato periodo di tempo, la cancellazione delle iscrizioni di alcuni provvedimenti giudiziari. La Corte costituzionale (sent. 287/2010) ha dichiarato l’incostituzionalità della normativa in questione nella parte in cui non estendeva la cancellazione ai provvedimenti di condanna per contravvenzioni punite con la pena dell’ammenda, trascorsi 10 anni dall’esecuzione della pena.
Domande da interrogazione
- Qual è l'importanza del diritto all'oblio nell'era di Internet?
- Quali sono le condizioni per la cancellazione delle informazioni da parte di Google?
- Cosa prevede la normativa riguardo alla cancellazione dei provvedimenti giudiziari?
Il diritto all'oblio è cruciale nell'era di Internet poiché consente agli individui di richiedere la cancellazione di informazioni obsolete o non pertinenti che possono influenzare negativamente la loro reputazione, come stabilito dalla Corte di giustizia dell'Unione europea.
Google deve cancellare le indicizzazioni relative ai dati personali su richiesta dell'interessato, a meno che non ci siano "ragioni particolari", come il ruolo pubblico della persona, e solo se i dati sono "inadeguati, non pertinenti o eccessivi" rispetto alle finalità del trattamento (sentenza del 13 maggio 2014).
La normativa attuale prevede la cancellazione delle iscrizioni di alcuni provvedimenti giudiziari dopo un certo periodo, ma la Corte costituzionale ha dichiarato incostituzionale la parte che escludeva la cancellazione per contravvenzioni punite con ammenda dopo 10 anni dall'esecuzione della pena.