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Autofinanziamento delle spese



Assicurare attraverso la spesa pubblica l’effettività di certi “beni pubblici”, ovvero di certi diritti, il cui “costo” di realizzazione e di mantenimento risulterebbe troppo alto e quindi non conveniente per le imprese private, potrebbe generare benefici o convenienze anche per quelle imprese e per tutto il mercato (il quale, di conseguenza, potrà essere giustificatamente chiamato a finanziarne in parte il costo, ad esempio attraverso la tassazione pubblica).


Proprio la possibilità di godere di determinati diritti potrebbe aumentare la ricchezza complessiva, sostenere la domanda di beni e servizi privati, aumentare il benessere e il Prodotto Interno Lordo (PIL). Quindi decidere di sostenere una determinata spesa pubblica a favore di certi diritti potrebbe innescare un “circuito virtuoso”, per cui la spesa, contribuendo a incrementare la ricchezza complessiva, riuscirebbe in definitiva ad auto-finanziarsi.
Tra le varie “contrapposizioni dialettiche”, alle quali si accennava nelle precedenti lezioni come possibili “chiavi di lettura” dell'ordinamento giuridico della finanza pubblica,
L’autofinanziamento della spesa e la riuscita del meccanismo sono legate al rapporto dialettico che si instaura su diversi livelli del potere per gestire entrate e spese. Fra queste dicotomie, una delle più importanti è quella (tutta “interna” al processo decisionale del bilancio nazionale) costituita dalla coppia “Governo/Parlamento”.