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Attività giurisdizionale della Cig


La Corte internazionale di giustizia si configura come il pilastro internazionale delle Nazioni unite. L’art. 95 della Carta delle Nazioni unite prevede che nessuno stato membro dell’ONU possa essere obbligato a ricorrere alla C.i.g. al fine di risolvere una controversia o dirimere una questione internazionale.

Il funzionamento della C.i.g. è regolato da un accordo internazionale ad hoc definito «Statuto della Corte internazionale di giustizia». Tendenzialmente, l’ingresso di uno stato nell’ONU implica la sua tacita accettazione del suddetto statuto; talvolta, però, può accadere che stati non facenti parti delle Nazioni unite aderiscano allo statuto.
La C.i.g. è composta da quindici giudici eletti attraverso una votazione congiunta. Essi rispondono esclusivamente alla loro coscienza e non sono rappresentanti dello stato da cui provengono. L’elezione dei giudici della Corte internazionale deve essere approvata dal Consiglio di sicurezza, organo esecutivo dell’ONU che consta di 15 membri, dei quali 5 ( Francia, Gran Bretagna, Cina, USA, Russia) sono permanenti. Nell’ambito della votazione relativa all’elezione dei giudici della C.i.g., però, il voto di nessuno dei quindici stati ha un peso maggiore di quello degli altri.
La Corte internazionale di giustizia prevede che al suo interno venga eletto sia un presidente sia un vicepresidente; che sia composto un apparato collegiale volto ad offrire un supporto logistico e che venga eletto anche un cancelliere.
Le votazioni dei giudici della C.i.g. richiedono il quorum di 9 membri (non può votare il giudice che, in relazione a una specifica controversia, abbia un conflitto di interessi). In caso di parità prevale il voto del presidente o del vicepresidente della C.i.g.
In seguito al sorgere di una controversia, ciascuna delle parti può chiedere la nomina di un giudice ad hoc, cioè della sua nazionalità.
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