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Articolo 32 della Costituzione italiana


L’art. 32 della Costituzione italiana, tutelando la libera scelta del paziente che rifiuti determinate cure, riconosce, indirettamente, anche il diritto a lasciarsi morire (o a «lasciare morire»). Diverso è parlare di diritto a darsi la morte (e quindi, in talune circostanze, a «dare la morte»).
Un diritto siffatto potrebbe trovare una base nel principio generale secondo cui chi è titolare di un diritto può anche rifiutarsi di esercitarlo (ad esempio, essere liberi di esprimere il proprio pensiero implica anche il diritto al silenzio, a non esprimere nessun pensiero).
Ma fino a che punto questo principio può valere per il diritto alla vita, che rappresenta la condizione stessa per l’esercizio di ogni diritto, la condizione di ogni attività umana? Il diritto alla vita, non menzionato espressamente in alcuna disposizione costituzionale, trova il proprio fondamento nel riconoscimento dei diritti inviolabili operato dall’art. 2 Cost., nello stesso articolo che richiama quei «doveri di solidarietà» con cui viene in contraddizione la scelta di darsi la morte. Nessuno appartiene a sé stesso: può essere un’affermazione non da tutti condivisa (e che non sempre può trovare ascolto in chi sceglie esiti così drammatici), ma è coerente con l’orientamento di buona parte degli ordinamenti giuridici europei (forme di suicidio assistito sono previste solo in Belgio, Lussemburgo, Olanda, Svizzera). In tal senso si è mossa la Corte europea dei diritti dell’uomo, negando un vero e proprio diritto a morire (sentenza Pretty c. Regno Unito del 2002, anche se in successive sentenze sembra farsi largo un’apertura al riconoscimento della scelta di morire per evitare una fine indegna e penosa come uno degli aspetti del diritto al rispetto della vita privata).

Ove questo diritto venisse riconosciuto, si dovrebbe dubitare della legittimità costituzionale delle fattispecie penali dell’omicidio del consenziente (art. 579 c.p.) e dell’aiuto al suicidio (art. 580 c.p.). In effetti, la corte d’assise di Milano nel febbraio 2018 (caso Cappato) ha sollevato questione di legittimità costituzionale proprio dell’art. 580 c.p.: esso, nel punire chiunque «agevola in qualsiasi modo l’esecuzione» del suicidio, risulterebbe incompatibile con una lettura della Costituzione in base alla quale «il diritto a por fine alla propria esistenza costituisce una libertà della persona».
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