Ominide 8291 punti

Latenza della causa nella stipulatio


Nulla impediva che la stipulatio fosse causale, perché le parti potevano concordare di fare menzione della causa nella formula stipulatoria. FU il pretore a disciplinare i casi in cui, pur in presenza di una pretesa validamente esperibile secondo il ius civile in quanto derivante da una stipulatio conclusa nel rigoroso rispetto della formula orale, mancava una causa, cioè una ragione economica-sociale in forza della quale si era conclusa la stipulatio stessa. In tali casi il pretore consentiva al promittente di paralizzare l’azione del reus stipulandi concedendogli l’exceptio doli. La difesa della stipulatio si attuava mediante la concessione dell’actio ex stipulato incerti quando la prestazione avesse ad oggetto un dare cose indeterminate o consistesse in un facere o in un non facere. Al contrario, quando la prestazione avesse ad oggetto un dare cose determinate, si poteva avere l’actio certae creditae pecuniae o la conductio certae rei.
Sebbene la stipulatio fosse prettamente basata sulla forma (certa et solennia verba) il consenso delle parti era prerogativa fondamentale per la stipulazione di qualsivoglia contratto verbale. Pertanto, la formula stipulatoria era espressiva del consenso delle parti ed essa poteva operare i suoi effetti solo se impegnata in questa funzione. Sesto pedio scrisse che «anche la stipulatio che si perfeziona con la pronuncia di parole, se non contiene un accordo è nulla».
Nel 472, l’imperatore Leone («ve lo ricorderete sicuramente perché si chiama come il figlio di Chiara Ferragni e Fedez!») ha deformalizzato la stipulatio, introducendo un principio in base al quale si poteva fare una stipulatio quibus qunque verbis (con qualunque tipo di parole): ciò determinò il venir meno della forma rigorosa della stipulatio, che non prevedeva più l’uso esclusivo di solenni parole latine.
Hai bisogno di aiuto in Diritto?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email