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Accordi gestionali e stipulazione del contratto collettivo aziendale



Si definiscono gestionali gli accordi che concordano un provvedimento di gestione del personale (ad esempio disponendo il licenziamento collettivo di parte dell’organico aziendale). Spesso questi accordi sono il frutto di un procedimento di consultazione sindacale, volto proprio a individuare soluzioni favorevoli ai lavoratori.
Dato che non regolano i rapporti individuali di lavoro, tali accordi non appartengono alla specie dei contratti collettivi. La loro efficacia non è quindi generale, bensì rivolta esclusivamente agli imprenditori stipulanti.
Nei contratti collettivi di livello aziendale, invece, l’efficacia è generale, ma spesso sorgono problemi pratici soprattutto per il CCL dei lavoratori. Il datore, infatti, è uno solo e sceglie individualmente a quale contratto aderire; i suoi dipendenti, invece, possono essere rappresentati da RSA o RSU.

Il T.U. rappresentanza del 2014 ha consolidato l’efficacia generale degli accordi aziendali stipulati dalla RSU: i loro effetti vincolano tutti i lavoratori che hanno partecipato all’elezione, quindi non solo quelli che hanno votato per la maggioranza.
Se invece l’accordo aziendale è stato concluso dalle RSA, la sua efficacia è generale ma solo a condizione che le RSA fossero costituite all’interno delle associazioni sindacali risultate destinatarie, nell’anno precedente a quello della stipulazione, della maggioranza delle deleghe relative ai contributi sindacali conferite dai lavoratori dell’azienda. I contratti approvati in questo modo devono essere sottoposti al voto dei lavoratori. Il referendum deve essere promosso, entro 10 giorni dalla conclusione del contratto, da almeno una organizzazione firmataria del CCL o almeno dal 30% dei lavoratori. La consultazione è valida se vi partecipa la maggioranza qualificata e l’esito richiede il quorum funzionale.
Infine, i giuristi hanno esaminato il rapporto che esiste fra contratti di livello nazionale e di livello aziendale: se questi ultimi prevedono deroghe in melius non si pone alcun problema; se, viceversa, dispongono trattamenti peggiorativi. In questo caso si crea un conflitto fra fonti, che può essere risolto in diversi modi: ad esempio si può prevedere una clausola di uscita.