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L’incontro di Dante con Bonagiunta da Lucca


Nel canto XIV del Purgatorio, Dante continua la sua conversazione con l’amico Forese Donati. Il poeta gli chiecde innanzitutto de si trovi Piccarda sorella di Forese e se nella cornice VI dove sono puliti i golosi ci siano altre figure di spicco. Forese gli risponde che sua sorella è in Paradiso e gli addita alcune anime degne di nota, fra cui Bonagiunta da Lucca. Dante gli si avvicina e nota che sta continuamente mormorando il nome di “Gentucca”. Dante, incuriosito, gli si avvicina e gli chiede spiegazioni. Bonagiunta dopo aver spiegato che, attualmente, Gentucca è sancora una fanciulla predice a Dante che essa gli renderà piacevole il soggiorno a Lucca (si fa riferimento ad un probabile soggiorno a Lucca di Dante come esule), nonostante che molti abbiano l’ abitudine di parlare male di questa città. A questo proposito, i critici hanno parlato a lungo se Dante, in questo passo, abbia voluto accennare ad un amore sensuale: ciò non può essere vero perché questo sarebbe stato disdicevole, considerato che siamo in Purgatorio. Probabilmente, Gentucca si è limitata a portare a Dante esula un po’ di ospitalità ed amicizia. Quindi chiede a Dante se egli sia veramente colui che iniziò un nuovo genere di poesia con la canzone “Donne ch’avete intelletto d’amore”. Dante gli risponde di appartenere a quella schiera di poeti che esprimono spontaneamente tutti quei sentimenti che l’amore detta loro nel cuore. Allora, Bonagiunta dichiara di capire perché sia lui che Jacopo da Lentini e Guittone d’Arezzo siano rimasti fuori dal dolce “stil novo”, concludendo che la differenza fra i poeti stilnovistici e quelli che li hanno preceduti sta nel fatto che i primi seguono l’ispirazione dell’amore e gli altri solo l’imitazione. Ma chi era Bonagiunta da Lucca? Egli fu un poeta della Scuola toscana il quale imitò in modo pedissequo la lirica provenzale e si attirò il rimprovero di Dante nella “De vulgari eloquentia”. Bonagiunta contento delle informazioni apprese da Dante, si allontana rapidamente, anche se con un po’ di rammarico per non aver potuto mettere in pratica i canoni della nuova poetica. Dante paragona la schiera delle anime che si allontanano e di cui fa parte anche Bonagiunta, ad un gruppo di gru che passano l’inverno lungo il Nilo, che prima si dispongo a forma di quadrato e poi in fila per allontanarsi più rapidamente. Il paragone, qui, ha un valore visivo perché dà rilievo alle anime che in fretta riprendono il loro cammino, mentre nel canto di Paolo e Francesca, l’immagine ha un valore acustico finalizzato a dare rilievo ai lamenti delle anime.
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