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L’incontro di Dante con Guido Guinizzelli


Nella cornice VII del Purgatorio, sorvegliata dall’Angelo della castità , Dante colloca i penitenti che in vita si lasciarono andare ad un’eccessiva ricerca del piacere della carne ed in punto di morte si pentirono. Come in vita furono arsi dalle fiamme dell’amore peccaminoso, ora si devono purificare in mezzo al fuoco, scambiandosi baci brevi e fraterni in segno di purissimo affetto; inoltre visto che non furono capaci di preservare il corpo dalla lussuria, cantano l’inno Summae Deus clementiae e gridano esempi di castità e di lussuria punita. Due sono le schiere che sopraggiungono: una è composta da coloro che commisero atti di lussuria contro natura e gridano l’esempio di Sodoma e Gomorra, mentre l’altra, formata dalle anime che in vita commisero peccati di lussuria secondo natura, va gridando l’esempio di Pasifae.
Un’anima si fa avanti e si fa riconoscere: è Guido Guinizzelli che, per quanto sia morto da poco, all’età di 24 anni, si trova in Purgatorio per aver fatto in tempo a pentirsi; con un estrema semplicità egli non accenna al suo passato di poeta, ma di peccatore pentito. Sentendo il nome di colui che Dante stimava come maestro nell’arte della poesia, gli vorrebbe esprime il proprio affetto abbracciandolo, ma si trattiene per timore delle fiamme per cui si limita ad ammirarlo in silenzio e mettendosi a sua disposizione. Guinizzelli esprime stupore per una simile testimonianza di affetto e, con molta gentilezza, gliene chiede il motivo. Dante risponde che l’affetto ha origini tutte letterarie perché è¨ causato dalle sue dolci poesie che piaceranno fin tanto che durerà l’uso, da poco introdotto, di scrivere in volgare. L’incontro di Dante con Guinizzelli ripete le modalità e l’insegnamento scaturiti dall’incontro di Virgilio con Stazio: si tratta ancora di un poeta appartenente ad una giovane generazione che rende omaggio ad un poeta della generazione precedente, provando stima, ammirazione e deferenza.
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