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LÂ’incontro di Dante con Oderisi da Gubbio


Nel canto XI, Dante ci presenta la figura di Oderisi da Gubbio che riconosce in mezzo ai superbi. Queste anime sono costrette a camminare curve sotto pesanti macigni, recitando il “Pater noster” e riflettendo su esempi di umiltà, scolpiti sulla ripa del monte, e su esempi di superbia punita, scolpiti sul ripiano della cornice. Come in vita essi camminarono sempre a testa alta, ora devono muoversi ricurvi e dato che essi confidarono sempre nel proprio valore, ora, recitando il “Pater noster”, fanno un continuo atto di umiltà.
Oderisi era un famoso e valido miniatore, vissuto al tempo di Dante. Molto amico di Giotto, lavorò a Roma dove arricchì di miniature molti libri destinati alla Libreria papale. Egli è il simbolo della superbia artistica anche se ormai questo sentimento è ormai scomparso dal suo animo. Infatti Dante, non appena l’ha riconosciuto, gli rivolge parole lusinghiere, ma Oderisi respinge le lodi, dichiarando di essere stato superato da un certo Franco Bolognese, cosa che in vita non sarebbe mai stato capace di confessare. Ammonisce poi gli uomini del fatto che la gloria ottenuta con le opere umane è vana e non si mantiene viva se non segue un’età di decadenza e di ignoranza. E dà anche due esempi storici di questo concetto: Cimabue fu superato da Giotto, Guinizzelli fu superato da Cavalcanti e forse è già nato colui che supererà entrambi. Alcuni critici pensano che Dante volesse alludere a se stresso. Anche se si morisse di vecchiaia, di qui a mille anni non si avrebbe più fama di colui che è morto da da bambino. Oderisi, esemplifica tale concetto con un altro esempio storico, preso, questa volta, dalla vita politica del tempo, indicando a Dante un altro spirito che cammina davanti a lui: Provenzan Salvani. Il discorso di Oderisi termina con una sentenza che riprende delle immagini bibliche (vv.115-117): “Il sole dà il colore all’erba e il sole gliela toglie, proprio come il mondo dà la fama agli uomini e il mondo gliela porta via.”
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