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Inferno: Canto IV – Riassunto e commento

L’azione del canto IV si svolge oltre la riva dell’Acheronte, al margine della valle infernale. Si tratta del Limbo in cui sui trovano quelle anime che pur essendosi macchiate di peccati, non hanno ricevuto il battesimo e se, vissuti prima di Cristo, non hanno creduto nella sua venuta. La loro è una sofferenza spirituale perché pur desiderando Dio, essi non lo possono contemplare. L’ambiente luminoso si oppone alle tenebre del canto precedente e in tale emisfero di luce troviamo poi un castello circondato da sette mura e da un fiume e da un prato in cui Dante colloca gli spiriti magni dei poeti (= la “bella scola” di Omero), dei saggi e degli eroi antichi
Questa è la trama delle sequenze:
1. Dante si risveglia dallo svenimento causatogli dalla visione di Caronte, dai fulmini e dal terremoto che chiude il canto precedente e si ritrova nel 1° cerchio dell’inferno, il Limbo, sede eterna anche di Virgilio.

2. Quindi si passa alla descrizione della e tenebrosa zona del Limbo con la presenza di anime buone, di bambini e adulti innocenti che non ebbero la possibilità di conoscere la vera fede
3. Successivamente Dante ricorda la discesa di Gesù Cristo nel Limbo per liberare le anime dei Patriarchi
4. Infine, si passa nella seconda parte del Limbo, con il “nobile castello” e con gli “spiriti magni”.
Nel Limbo, Dante incontra quattro grandi poeti dell’antichità: Omero, Orazio, Ovidio e Lucano. Gli eroi collocati nel Limbo sono divisi in due categorie;
• gli eroi dell’azione come Elettra, Ettore, Enea, Cesare, Lucrezia, il Saladino
• gli eroi del pensiero come Aristotele, definito come “il maestro di color che sanno”, Socrate, Platone, Cicerone, Seneca e il filosofo arabo Averroé.
La pena inflitta a queste anime si collega al contrappasso: come nella vita esse furono private di Dio, così ora sono condannate al dolore eterno, senza altre pene materiali, derivato dalla privazione della visione di Dio in rapporto alla colpa di essere rimaste nel peccato originale senza aver commesso altre colpe gravi
Il canto è tutto costruito su delle allegorie, il cui significato, per altro, non è del tutto certo.
Il castello, definito “nobile castello” è simbolo della magnanimità che si viene a costituire attraverso le virtù cardinali o morali (= prudenza, giustizia, fortezza e temperanza) e quelle intellettuali (intelligenza, scienza e sapienza) espresse in modo allegorico dalle sette mura ed il fiume che circonda il castello è il simbolo dell’abitudine ad operare bene. L’accesso al prato che circonda il castello è dato da sette porte (= Quando oltrepassammo il fiume come se fosse terra asciutta, attraverso sette porte, insieme a questi saggi, arrivammo su di un prato ricoperto di erba fresca”). Anche qui incontriamo un’allegoria: le “sette porte” forse sono il simbolo delle sette arti liberali del Trivio (grammatica, dialettica, retorica) e del Quadrivio(musica, aritmetica, geometria e astronomia)

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