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L'inizio del viaggio


Il primo canto della Divina Commedia di Dante non inizia nell'inferno. Infatti solo al termine del canto incomincia il viaggio vero e proprio. Già dai primi versi troviamo l'intento del poeta di rendere questione di tutta l'umanità la sua situazione con il termine nostra nella frase "nel mezzo del cammin di nostra vita", l'altro sintagma particolare e' proprio "nel mezzo" che ci fa comprendere come Dante sia subito dentro l'azione e che quindi ci catapulti, come in Plauto, nell'opera. La selva oscura che rappresenta lo smarrimento da' l'immagine di una linea che oscura quella della vita e che viene considerata una metafora del dubbio e della perdita di percezione dell'etereo. Nei vv. 17-18 Dante ci da' l'idea precisa della visione cosmologica del momento ripresa dal Convivio, il sole e la luna sono due elementi rasserenanti opposti alla pietas provata prima. Dal verso 31 in poi compaiono la lontra, il leone e la lupa rappresentanti di tre peccati capitali. Il primo corrisponde alla lussuria ed anche se infonde al compositore inquietudine l'animale non riesce a farlo ritornare sui suoi passi, cosa che invece accade con la lupa (cupidigia) e con il leone (forza e violenza fiera). La scelta della lupa ricade sul fatto che fu il simbolo del grande impero romano e della Chiesa rappresentando perciò anche il loro degrado politico ed economico, perciò ha anche uno spirito ambivalente. Quindi tra la grande paura si trova di fronte una figura inquadrata come Virgilio (guida che nel corso del viaggio diventa un vero e proprio compagno di Dante). Nel verso 101 viene presentato il veltro che potrebbe venir considerato il cane (speranza o provvidenza) che libererà gli uomini dai peccati o il re Arrigo VII di Lussemburgo che libererà lo stato italiano dalla violenza e dai mali.
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