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Il tema del viaggio: l'oltretomba e il mondo terreno


Il viaggio di Dante nell'oltretomba

La Commedia è, anzitutto, la storia di un viaggio. Esso porta Dante attraverso i tre regni dell'oltretomba, al cospetto di anime di tutte le condizioni, di tutte le epoche e di tutte le provenienze. Come è naturale, i diversi interlocutori pongono alla ribalta, di volta in volta, temi e considerazioni differenti, ma tali da esprimere il significato profondo della loro vita. Inoltre a Dante sono mostrate dalla grazia divina anime esemplari di ogni condizione spirituale: in tal modo ogni anima è al tempo stesso caratterizzata nella propria individualità e insieme presentata come tipica di una certa categoria (il che configura già una tecnica allegorica).

Il mondo terreno e l'aldilà cristiano

Il mondo rappresentato nella Commedia non è solamente ricco quanto e più del mondo terreno, ma rispetto a questo si trova in una condizione di eccezionale perfezione: è, cioè, ordinato in modo mirabile e definitivo dalla suprema giustizia di Dio. Per capire a fondo il senso di questo fatto bisogna considerare che nella prospettiva cristiana l'oltretomba è il mondo vero, la sede autentica dell'uomo, la dimensione a lui destinata non per un breve transito (come la vita sulla terra) ma per l'eternità. Il mondo terreno è, dunque, una prefigurazione dell'aldilà.

Valore dell'esperienza terrena

Tale punto di vista non toglie importanza alla dimensione terrena, come talvolta è avvenuto nella concezione cristiana. Dante avverte l'importanza e la responsabilità altissima della vita terrena, poiché è in essa che l'uomo si procura, con i propri atteggiamenti e con le proprie azioni, la dannazione o la salvezza. In tale prospettiva, il rapporto tra terra e aldilà è un rapporto di stretta correlazione: nel destino eterno si è rivelato e compiuto il senso più profondo ed essenziale dell'esperienza terrena. Nell'aldilà ogni uomo appare interamente svelato nella sua realtà più intima e vera, quale si è parzialmente rivelata quando egli era in vita; ognuno è definitivamente se stesso. È questa la grandezza della Giustizia divina, e da ciò dipendono la perfetta evidenza e la necessità di ogni particolare nel mondo del poema.

la descrizione dell'aldilà come conoscenza del mondo terreno

Dante descrive il mondo terreno nella prospettiva di Dio e dell'eternità, e che quindi viene giudicato e svelato nella sua essenza. Ai numerosissimi personaggi del poema non è consentito indugiare su particolari secondari o distrarsi da quanto posseggono di essenziale: il giudizio di Dio li ha fissati per sempre nella verità sulla loro vita. Così, essi, quando Dante si ferma a interrogarli, vanno subito al cuore della propria vicenda terrena, rivelandone l'autentica peculiarità. Né gioverebbe ai dannati tentare di nasconderla: la condizione stessa che è loro assegnata rivela infatti la posizione nei confronti della Grazia divina e denuncia già l'essenziale della loro esistenza (se furono, poniamo, adulatori o golosi, ladri o traditori).

II contrappasso

A punirli è la legge del contrappasso, in base alla quale la pena è coerente con la colpa. La legge del contrappasso rovescia sui dannati i mali che hanno compiuto o li condanna all'eterna ripetizione del loro atteggiamento peccaminoso (come i lussuriosi, trascinati da una tempesta che è allegoria del disordine dei sensi). Questa legge rivela oggettivamente lo stato soggettivo delle anime, così che ciascuno si trova in qualche modo inserito dentro il proprio mondo interiore.
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