ANALISI DEL TESTO NE LI OCCHI PORTA LA MIA DONNA AMORE
DANTE ALIGHIERI


Il sonetto “Ne li occhi porta la mia donna amore”, tratto dall'opera “Vita nuova”, è stato composto da Dante Alighieri, esponente del Dolce Stil Nuovo nato a Firenze nel 1265. Il poeta partecipa alla vita politica della sua città: viene eletto nel Consiglio speciale del Popolo, poi nel Consiglio dei Savi e in seguito diviene priore. Nel 1301 i guelfi neri si impadroniscono del governo della città: la casa di Dante viene saccheggiata ma egli riesce a mettersi in salvo. Dal 1302 inizia il doloroso esilio del poeta, che muore a Ravenna nel 1321.
Il Dolce Stil Novo è una corrente letteraria nata alla fine del 1200 a Bologna ma sviluppatasi a Firenze, in un circolo letterario composto, oltre che da Dante Alighieri, da Guido Cavalcanti, Lapo Gianni, Cino da Pistoia e Frescobaldi.
La vita nuova è un prosimetro, un genere misto di prosa e poesia, che raccoglie la storia dell'amore di Dante per una giovinetta, Beatrice, incontrata per la prima volta quando questa aveva nova anni. Di questo amore si seguono gli sviluppi interni ed esterni, sempre filtrati attraverso lo stato d'animo e la memoria del protagonista: le ansie, i timori, gli eventi principali che lo hanno unito alla donna amata, la morte di questa e il dolore del poeta.

COMPRENSIONE COMPLESSIVA DEL TESTO

Nel sonetto “Ne li occhi porta la mia donna amore” Dante afferma che la presenza, la visione e il saluto della donna nobilitano l'uomo e, oltre a dargli salute, lo rendono immune da sentimenti negativi quali la superbia e l' ira. La donna è per Dante dispensatrice di salvezza e ammirarla è per l'uomo fonte di nobilitazione. La donna, inoltre, è attorniata da un'aria miracolistica.
La parafrasi del sonetto composto da Dante Alighieri è la seguente: La mia donna porta negli occhi Amore, per cui ciò che ella guarda diventa nobile; dove lei passa, ogni uomo si gira verso di lei, e fa tremare chi saluta, / così tanto che, abbassando il viso, tutto impallidisce, e prova pentimento di ogni suo sentimento: fuggono davanti a lei la superbia e l'ira. Donne, aiutatemi a farle onore. / Ogni dolcezza, ogni pensiero umile nascono nel cuore di chi l'ascolta per cui ne ha lode e beatitudine chi la vide per primo. / Quello che sembra quando sorride non si può dire ne tenere a mente così è un miracolo mai visto e gentile.
Il sonetto “Ne li occhi porta la mia donna amore” si divide in due sequenze. La prima, comprendente le due quartine, con il titolo “Il saluto della donna amata”, illustra gli effetti del saluto della donna capace di rendere l'uomo nobile e di far sparire sentimenti come l'ira e la superbia; infatti l’azione beatificante di Beatrice arriva a sostituirsi alla natura, facendo nascere con il suo sguardo la “gentilezza” anche là dove essa non esiste. La sequenza si conclude con l'invocazione di Dante verso altre donne ad aiutarlo nell'onorare la sua donna. Nella seconda sequenza, comprendente le due terzine, con il titolo “La donna merita la lode”, il poeta afferma che dolcezza e umili pensieri nascono nel cuore di colui che loda la donna amata, attorniata da un'aria miracolistica.

Nel sonetto composto da Dante Alighieri sono presenti numerose tematiche prettamente stilnoviste. Il poeta esprime il tema del saluto che dà la salus, il tema del nobilitamento dell'uomo per mezzo della donna amata, il tema della lode, il tema degli effetti che l'amore provoca sull'amante, il tema dell'apparire miracolistico della donna e, infine, il tema dell'ineffabilità.

ANALISI DEL TESTO

Nel sonetto composto da Dante Alighieri sono presenti numerosi elementi del Dolce Stil Novo dal punto di vista fonico e ritmico. Il sonetto è ricco di allitterazioni che hanno una funzione impressiva. Le pause sintattiche coincidono con le pause metriche, con effetto “dolce e piano”, rafforzato da scelte foniche, anche nelle parole in rima, che evitano incontri consonantici aspri.
Nel suo componimento, Dante Alighieri, usa la parola “gentil”; tale espressione fa riferimento alla tradizione letteraria della poesia d'amore sviluppatasi durante il 1200. Il tema della nobiltà d'animo, infatti, accomuna i vari movimenti poetici sviluppatisi in Italia nel '200 e ispiratisi alla poesia d'amore provenzale. Tali esperienze poetiche affermavano che l'innamoramento può esser vissuto solo da colui che è dotato di nobiltà d'animo. Perciò nel secondo verso del suo componimento Dante espone le incredibili capacità della donna nel rilasciare nobiltà nell'uomo.

Nel sonetto tratto dalla “Vita nuova” Dante afferma che la superbia e l'ira si allontanano, poiché l'uomo si pente dei peccati commessi grazie alla presenza della donna e, alla sola vista di questa, i sentimenti negativi scompaiono.
Nell'undicesimo verso Dante usa l'espressione “chi prima la vide”, ma la critica si chiede se si riferisce a Dio o a se stesso. E' probabile che il poeta si riferisca a se' stesso e che alludi al primo incontro con Beatrice all'età di nove anni; infatti Dante è il primo ad essersi innamorato della giovane fanciulla durante il primo incontro con questa.

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