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Ne li occhi porta la mia donna Amore


Il sonetto di Dante Alighieri "Ne li occhi porta la mia donna Amore" presenta lo schema metrico ABBA ABBA CDE EDC. Al verso 1, Dante ricorre alla figura retorica dell'inversione con lo scopo di esaltare il significato della parola amore, che viene infatti posta alla fine del verso. Il verso 11 risalta invece le qualità di Beatrice e la beatitudine che riesce a infondere in chiunque la guardi, insieme al potere di fargli ottenere la salvezza eterna. Inoltre, la donna riesce anche a trasformare in cuor gentile il cuore di chiunque la incontri, tanto che anche i vizi della superbia e dell'ira fuggono dinanzi a lei; nascono pensieri umili nel cuore di chiunque la senta parlare e chi la vede ottiene la salvezza eterna. Porta salute e felicità è possiede il dono di far dimenticare qualunque offesa ricevuta.
Le parole-chiave del sonetto sono salute e Amore. La prima riguarda il tema del saluto salutifero, ovvero che porta beatitudine e salvezza, più volte ripreso da Dante nei suoi componimenti; mentre l'Amore è un tema fondamentale e ricorrente nella poetica dantesca, spesso personificato per la sua importanza. Stilisticamente, il sonetto presenta un linguaggio semplice e uno stile dolce, arricchito da termini quali "amore", "gentil", "core" presenti nella prima quartina; "sospira" e "onore" nella seconda; "dolcezza" e "laudato" nella prima terzina e "sorride", "miracolo" e "gentile" nella seconda. Un tema ricorrente in questo sonetto, così come in tante altre opere di Dante, è quello dell'ineffabilità. Infatti, secondo Dante, nessun uomo è in grado di comprendere l'amore se non l'ha prima provato. Lo stesso tema verrà ripreso anche nel sonetto "Tanto gentile e tanto onesta pare" nella frase "ntender no la può chi no la prova" al verso 11. Il sonetto "Ne li occhi porta la mia donna Amore" presenta affinità ma anche differenze con altri testi di Dante. Stilisticamente, ci troviamo nel periodo dello stile della loda, caratterizzato da termini dolci e semplici poiché il tema da trattare, ovvero l'Amore, non può essere trattato con un linguaggio aspro ed ermetico. Lo stesso linguaggio viene usato nella canzone "Donne che avete intelletto d'Amore", che è appunto la poesia inaugurale dello stile della loda. Le due poesie hanno in comune anche il riferimento alle donne, non a caso Dante al verso 8 del sonetto scrive "Aiutatemi donne, farle onore" mentre nella canzone inizia rivolgendosi direttamente a loro, le uniche in grado di comprendere l'Amore.
In questo sonetto, la visione di Beatrice è una visione fisica, mentre nel sonetto "A ciascun alma presa" la visione fisica diventa successivamente onirica, ovvero una visione apparsa in sogno.
I poteri di Beatrice vengono descritti in molte poesie: una delle più rappresentative è sicuramente "Tanto gentile e tanto onesta pare", nella quale vengono infatti usati molti termini ricorrenti anche nel sonetto "Ne li occhi porta la mia donna Amore". Un altro tema in comune fra le due poesie è quello della visione estatica, ovvero il fatto che tutta l'umanità e non sono solo Dante possa godere delle qualità di Beatrice.
Ed è proprio per questo motivo che, durante il processo alla "Corte di Dio" nella canzone "Donne che avete intelletto d'amore", la Pietà difende gli uomini, facendo in modo che Beatrice possa ancora rimanere sulla Terra. Infine, Dante trae il tema del confronto diretto con Dio dalla poesia di Guido Guinizzelli "Io voglio del ver la mia donna laudare" il quale, al cospetto di Dio spiega l'amore per la sua donna paragonandolo a quello fra Dio e le sue creature angeliche.
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