Concetti Chiave
- Lo zinco è un elemento chimico con numero atomico 30 e peso atomico 65,37, appartenente al II gruppo della tavola periodica.
- Conosciuto sin dall'antichità, lo zinco era utilizzato per la produzione di ottone già ai tempi di Omero, attraverso la riduzione di minerali.
- L'isolamento dello zinco puro risale al XVI secolo, attribuito a Paracelso, con produzioni massicce avviate in Slesia verso il 1800.
- In natura, lo zinco è raro e non si trova allo stato nativo; costituisce solo lo 0,012% della crosta terrestre e si presenta in minerali come solfuri e ossidi.
- I minerali di zinco principali includono la blenda (ZnS) e la smithsonite (ZnCO3), presenti in vari paesi tra cui Giappone e Stati Uniti.
Lo zinco era conosciuto quasi sicuramente in Cina molti secoli prima della nascita di Cristo; nel mondo occidentale si sa di certo che già ai tempi di Omero era noto l'ottone, una lega di rame e zinco ottenuta non direttamente per fusione dei due metalli, ma per riduzione contemporanea di due loro minerali o del rame con un minerale di zinco. L'isolamento dello zinco allo stato puro si fa comunemente risalire al XVI sec., ad opera di Paracelso; di certo fu preparato da Marggraf nel 1746. Non appena si conobbe la facile lavorabilità dello zinco a caldo ma a temperature moderate (150-200 °C) nacque un grande interesse per questo elemento, che fra l'altro era facile da preparare dai suoi minerali; la produzione di quantitativi massicci iniziò nella Slesia verso il 1800. Stato naturale: lo zinco non è presente nella crosta terrestre allo stato nativo in quanto presenta un'elevata affinità per diversi elementi ed ha una bassa nobiltà. È un elemento relativamente raro, dato che costituisce solo lo 0,012% circa della crosta terrestre. Anche nell'universo la sua abbondanza è limitata: si stima che ne esistano 486 atomi per ogni milione di atomi di silicio. I suoi minerali si dividono in due grandi classi, differenti soprattutto per i processi di lavorazione in metallurgia: solfuri e minerali ossidati. Fra i primi ricordiamo il solfuro ZnS, detto blenda o sfalerite, comune in Boemia, Giappone, Messico e Stati Uniti (Missouri, Illinois e Wisconsin); sovente esso è associato alla galena PbS, solfuro di piombo. Fra i minerali ossidati ricordiamo invece la smithsonite o carbonato di zinco (
Domande da interrogazione
- Qual è la storia dell'uso dello zinco nell'antichità?
- Qual è la presenza dello zinco nella crosta terrestre?
- Quali sono i principali minerali di zinco e le loro caratteristiche?
Lo zinco era conosciuto in Cina molti secoli prima di Cristo e, nel mondo occidentale, era noto già ai tempi di Omero attraverso l'ottone, una lega di rame e zinco. L'isolamento dello zinco puro risale al XVI secolo, attribuito a Paracelso, mentre Marggraf lo preparò nel 1746.
Lo zinco non è presente nella crosta terrestre allo stato nativo a causa della sua elevata affinità per altri elementi e della sua bassa nobiltà. Costituisce solo lo 0,012% circa della crosta terrestre, rendendolo un elemento relativamente raro.
I minerali di zinco si dividono in solfuri e minerali ossidati. Tra i solfuri, il più noto è il solfuro ZnS, chiamato blenda o sfalerite, mentre tra i minerali ossidati troviamo la smithsonite (carbonato di zinco) e la calamina (silicato di zinco).