Microrisanamento


La rivoluzione industriale e, soprattutto, il grande sviluppo dell’industria chimica, a partire dal secondo dopoguerra, hanno portato alla produzione e all’utilizzo di prodotti chimici xenobiotici, ovvero sostanze estranee al normale metabolismo di un organismo vivente, quali materie plastiche, fertilizzanti, combustibili e solventi, che sono divenuti in breve tempo indispensabili allo sviluppo economico dei paesi industrializzati. Tali composti tendono, però, ad accumularsi nell’ambiente, dato che contengono elementi solitamente non presenti in natura, e dunque non riconoscibili dagli enzimi. Questo ha consentito il rilascio nell’ambiente di grandi quantità di tali sostanze inquinanti, anche molto tossiche, che si sono quindi diffuse e accumulate ad esempio nel suolo, nel sottosuolo, nell’atmosfera e nelle acque. Ad oggi il problema della salvaguardia dell’ambiente trova la sua soluzione nello studio di nuove e più adeguate tecnologie sia per produrre tassi di inquinamento sempre minori, sia per trovare rimedio ai danni recati all’ambiente nel passato (il censimento effettuato sul territorio nazionale ha portato ad annoverare oltre 10.000 aree potenzialmente inquinate).
Il micorisanamento è una forma di biorisanamento e quindi una tipologia di recupero di un’area, di un suolo, di un materiale o di acqua inquinata, che viene risanata eliminando l’elemento o gli elementi inquinanti grazie a organismi viventi. Questo particolare metodo, innovativo e rispettoso dell’ambiente, ha per scopo il recupero dei suoli contaminati tramite lo sfruttamento delle proprietà degradative dei funghi. Questa soluzione, oltre ad essere sostenibile, a velocizzare i processi di decomposizione, a rendere i rifiuti più facilmente smaltibili e talvolta a farli diventare una risorsa, se non addirittura una materia prima seconda (qualora fosse possibile il recupero di elementi di valore, come i metalli, secondo quanto indicato nei valori di economia circolare), permette una diminuzione notevole dei costi di lavorazione, perché richiede una bassa quantità di energia rispetto alle tecniche convenzionali di bonifica dei suoli contaminati, che sono state per anni quelle dell’escavazione del suolo, e del suo trasferimento in discarica, oppure quelle dell’isolamento dell’area inquinata. Entrambi questi metodi presentano evidenti svantaggi: il primo comporta rischi elevati durante le fasi di escavazione e trasporto dei materiali pericolosi, ed è inoltre molto difficile e costoso trovare nuovi siti per realizzare discariche. Il metodo del contenimento, invece, rappresenta soltanto una soluzione temporanea, dal momento che l’inquinamento rimane nel terreno, richiede monitoraggi e manutenzioni costanti, con i relativi costi. Un approccio preferibile è quindi rappresentato dalla completa, per quanto possibile, distruzione degli inquinanti o dalla loro trasformazione in sostanze innocue, e questa distruzione, o trasformazione, la possono compire proprio dei microorganismi fungini, presenti nei terreni e nelle acque. Diverse ricerche dimostrano, infatti che i funghi possiedono una grande capacità adattativa a condizioni ambientali estreme (scarsità di nutrienti, ph molto acidi o basici, presenza di elementi tossici, etc.), che li rende dunque in grado di resistere e proliferare anche in presenza di alte concentrazioni di inquinanti, garantendone un’efficace azione degradativa o di accumulo. Questi organismi si sono dimostrati particolarmente abili nel metabolizzare e mineralizzare oli ed affini, prodotti petroliferi, clorofenoli e idrocarburi pesanti, pesticidi ed erbicidi. È nello specifico la loro modalità di nutrirsi che permette loro di disassemblare molecole complesse in forme più semplici: gli enzimi, acidi, antibiotici rilasciati hanno un effetto diretto sulla struttura del suolo e, inoltre, dal materiale organico decomposto riescono a riciclare carbonio, idrogeno, azoto e fosforo, che tra l’altro, sono necessari per le vita delle piante.
Tutto questo è possibile grazie all’apparato vegetativo dei funghi: il micelio. Esiste un’enorme biodiversità di miceli, basti pensare semplicemente che, come scrive il National Center for Biotechnology Information, secondo recenti stime esistono ben 5.1 milioni di specie fungine. Comunque, è il micelio che possiede la capacità di adattare molto rapidamente il metabolismo dell’organismo, oltre a sviluppare una rete altamente adattabile alle condizioni ambientali.
Ovviamente, specie di funghi diverse, sono applicate a situazioni diverse. Paul Stamets, il principale visionario di mycorestoration, autore di numerose guide in tema, afferma che, ad esempio, il fungo Pleurotus ostreatus o, più comunemente “fungo ostrica”, è particolarmente adatto all’abbattimento dei contaminanti a base di petrolio (dando vantaggi unici), il Journal of Environmental Management parla invece di Phlebia acerina, un fungo che è stato usato per degradare gli inquinanti tossici delle acque reflue, o ancora, il fungo Schizophyllum commune, che in solamente 10 giorni, come è precisato nell’articolo pubblicato sull’AMB Express, sui funghi come prodotti e nel micorisanamento, (“Mushroom as a product and their role in mycoremediation”), riesce a degradare, per circa il 97%, la verde malachite, un colorante, commercializzato sotto forma di sale contenente l'anione cloruro o l'anione ossalato, che presenta effetti mutageni e cancerogeni. Nell’ultimo articolo citato, oltre che parlare dei funghi come grande risorsa contro l’inquinamento, si parla anche della loro importanza come prodotti: questi funghi possono essere utilizzati, infatti, come fonte di proteine, amminoacidi e diverse molecole attive biologiche che non solo forniscono nutrimento ma vengono utilizzate anche a scopo terapeutico. Pertanto, è una tecnologia altamente vantaggiosa perché risolve contemporaneamente due problemi principali: l'accumulo di rifiuti e la carenza di cibo proteico, il fungo è utilizzato anche per altri processi industriali come biopulitura e biolisciviazione (bioleaching), che sono, rispettivamente la pulizia e l’estrazione solido-liquido tramite organismi viventi. Quindi, l'importanza di questi organismi come prodotti non può assolutamente essere ignorata.
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