Video appunto: Esodo

L'Esodo



Il libro dell’Esodo narra come Dio liberò il suo popolo, guidandolo dall’Egitto alla Terra Promessa.
I primi due capitoli raccontano la nascita di Mosè e i suoi anni presso la corte del Faraone, dove viene cresciuto ed educato.
Mosè, nato in Egitto da una donna della tribù di Levi, fu infatti deposto dalla madre in un canestro e affidato alle acque del Nilo perché potesse sottrarsi al provvedimento che decretava la morte di tutti i neonati ebrei.

La cesta viene raccolta dalla figlia del Faraone, che decide di allevarlo come un figlio.
Per un certo periodo vive a corte come un principe, ma una volta diventato adulto raggiunge la consapevolezza delle proprie origini ebraiche, e comprende l’oppressione cui erano sottoposti gli Israeliti in Egitto.
In seguito all’uccisione di un guardiano degli schiavi, che lo vede coinvolto, Mosè è costretto a fuggire nel deserto, dove Dio si mostrerà a lui.
Nei capitoli 3 e 4. Mosè è sempre la figura centrale, e Dio gli affida il compito di tornare in Egitto per liberare il suo popolo.
Nei capitoli successivi, di fronte al rifiuto del Faraone di lasciar partire gli ebrei, Dio mostra la sua potenza contro il popolo egiziano inviando delle punizioni, le cosiddette “dieci piaghe d’Egitto”, che culminano con l’uccisione di tutti i primogeniti d’Egitto. Nella notte in cui ciò avviene, gli ebrei proteggono i propri figli spalmando sulle porte delle loro abitazioni il sangue di un agnello sacrificato a Dio. Questo avvenimento è all’origine della Pasqua ebraica, raccontata nel capitolo 12.
Dopo questo tragico evento, che vede coinvolto anche suo figlio, il Faraone decide di lasciar andare gli ebrei.
Nei successivi due capitoli viene narrata l’uscita del popolo israelita dall’Egitto e il passaggio del Mar Rosso, che si apre per farli passare e si richiude sugli egiziani che si erano lanciati all’inseguimento, guidati da Ramses, che nel frattempo aveva rivisto la sua decisione di liberare gli ebrei.

Gli Israeliti, una volta liberi, attraversano il deserto, dove sopravvivono grazie a eventi soprannaturali, quali la discesa dal cielo di una sostanza farinosa di cui si nutrono, la manna. A questo punto giungono al Monte Sinai (capitoli da 16 a 18), dove il popolo si impegna a osservare la legge di Dio con un rito di alleanza.
Mosè sale quindi sul monte dove riceve da Dio le tavole con i Dieci Comandamenti, a cui gli Israeliti dovranno attenersi per mostrare la loro fedeltà (capitoli da 19 a 31).
Ma durante l’assenza di Mosè, il popolo sente il bisogno di costruirsi un altro dio, e realizza, sotto la guida di Aronne, un’immagine divina a forma di vitello d’oro.
Al suo ritorno, Mosè distrugge il vitello riducendolo in polvere e punisce gli ebrei infedeli.
Per questo peccato Mosè implora e ottiene il perdono di Dio e sale di nuovo sul monte per ottenere una nuova legge e rinnovare così l’alleanza.
L’ultima parte dell’Esodo è dedicata alle indicazioni che Dio fornisce a Mosè su come costruire il Tabernacolo, una grande tenda mobile eretta in mezzo al deserto, intorno alla quale le tribù si dovevano accampare.
La gloria di Dio è rappresentata con l’immagine di una nuvola visibile di giorno e del fuoco visibile di notte sopra il Tabernacolo.
Ogni volta che la nuvola di giorno si alza è tempo per il popolo di mettersi in marcia.
Gli ebrei vagheranno nel deserto per quarant’anni sotto la guida di Mosè che non riuscirà a condurli nella Terra Promessa ma affiderà l’incarico a Giosuè di attraversare il fiume Giordano ed esplorare la terra di Canaan.
Sarà infatti quest’ultimo, alla morte di Mosè, a condurre il popolo nella Terra Promessa.

Secondo tutte le ricerche archeologiche e storiche svolte nei secoli, non c’è traccia di questa migrazione del popolo ebraico attraverso il deserto, né di un arrivo in terra di Canaan sotto la guida di Giosuè, e non risulta neanche una corrispondenza di date.
Pare invece che gli israeliti fossero un popolo eterogeneo formato da cananei, schiavi ebrei fuggiti dall’Egitto e nomadi stanziatisi in terra di Canaan in seguito al declino delle città-stato e quindi dell’élite che governava in precedenza.
Qui costruirono nuovi villaggi, vivendo molto semplicemente di pastorizia e agricoltura.
Anche le ricerche su Mosè come personaggio storico sono rese difficili dal fatto che l’evento di cui è protagonista, cioè l’uscita di seicentomila ebrei dall’Egitto, non è testimoniato da documenti contemporanei o ritrovamenti archeologici.

Fu Sandro Botticelli uno degli artisti che ha meglio rappresentato le tappe principali della vita di Mosè, in un affresco, intitolato “Prove di Mosè”, situato sulla parete sud della Cappella Sistina.
Realizzato tra il 1481 e il 1482, parallelamente alle “Prove di Cristo”, posto anch’esso all’interno della Cappella Sistina, sintetizza un gran numero di episodi complessi, all’interno di una semplice composizione.
L’artista, con le Storie di Mosè e le Storie di Cristo, vuole indicare la continuazione tra Antico e Nuovo Testamento, partendo dai Dieci Comandamenti, fino alla nomina di San Pietro come primo pontefice.
Mosè è il protagonista di tutte le scene raccontate. E’ rappresentato molteplici volte e lo si distingue dagli altri soggetti in quanto porta sempre una veste dorata e un mantello verde.
A partire da destra lo vediamo uccidere un egiziano che stava maltrattando un israelita e poi scappare nel deserto. Successivamente è ritratto mentre combatte contro dei pastori che impedivano alle figlie di Ietro di far bere il gregge che portavano a pascolare, e successivamente mentre sta aiutando quest’ultime a far bere le capre. Nell’episodio successivo Mosè si toglie i calzari e poco dopo lo vediamo nel momento in cui Dio gli appare per incaricarlo di liberare il suo popolo.
Nell’ultimo episodio, in basso a sinistra, Mosè sta guidando gli ebrei verso la Terra Promessa.
Un’altra importante opera, sempre riguardante il libro dell’Esodo, è la statua di Mosè, realizzata da Michelangelo Buonarroti tra il 1513 e il 1515 ritoccata nel 1542.
Questa statua si trova a Roma nella Basilica di San Pietro in Vincoli.
Nel progetto originale era destinata alla decorazione della tomba di Papa Giulio II, insieme ad altre cinquanta statue circa. Doveva essere posizionata nel secondo livello lateralmente, ma alla fine venne posta al centro, nel registro inferiore.
Possiamo vedere Mosè seduto mentre regge con la mano sinistra le tavole dei Dieci Comandamenti.
Il volto subì, nel 1542, una torsione da parte dello stesso Michelangelo, in quanto, in precedenza, era diritto.
Progettando la scultura, egli si basò sulla “Vulgata”, la traduzione latina della Bibbia, eseguita da Sonofrio Eusebio Girolamo, tra la fine del IV e gli inizi del V secolo.
Girolamo narra che Mosè discese dal Sinai portando sul capo le corna, anziché raggi di luce, in quanto le due parole “karan” e “keren” in ebraico significano rispettivamente “raggi” e “corna”.
Michelangelo si attenne a quanto scritto e scolpi le corna sul capo di Mosè.


Anche il cinema ha rivolto grande attenzione alla storia della Bibbia.
“I Dieci Comandamenti” e “Il Principe d’Egitto” sono due dei più importanti film che riproducono gli episodi della vita di Mosè e del popolo ebraico, come narrato nell’Esodo.
“I Dieci Comandamenti” è un film del 1956, prodotto dalla Paramount Pictures, diretto da Cecil B. DeMille, e interpretato da Charlton Heston nel ruolo di Mosè e Yul Brynner nel ruolo di Ramses II.
“Il Principe d’Egitto” è invece un film d’animazione della Dreamworks Animation, realizzato nel 1998 e diretto da Brenda Chapman, Steve Hickner e Simon Wells.
Si tratta di un remake animato de “I Dieci Comandamenti”. E’ il primo film della Dreamworks ad essere realizzato in animazione tradizionale e vincitore del Premio Oscar per la miglior canzone: “When you believe”, interpretata da Whitney Houston e Mariah Carey.