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Ugo Foscolo, la vita e la poetica

Foscolo (1778-1827) è uno dei massimi esponenti del neoclassicismo italiano, ma anche precursore del romanticismo per la sua esistenza vissuta con ardore e passione e per l'impegno civile che ha contraddistinto la giovinezza e l'età adulta di questo scrittore.
La celebrazione della classicità e dei miti greci sono alcuni degli elementi ricorrenti nella poesia di Foscolo e rappresentano il legame con la terra natia, Zacinto, che egli lasciò da bambino e in cui non fece mai più ritorno; la formazione del letterato avvenne a Venezia nel periodo compreso tra il 1793 e il 1797 quando il giovane comincia a studiare gli autori classici e frequenta il salotto di Isabella Teotochi Albrizzi dove si fa conoscere per delle opere che riprendono gli ideali della Rivoluzione francese: proprio di questo periodo è l'ode ”A Bonaparte liberatore” in cui il generale francese viene visto come colui che può cambiare le sorti dell'Italia, ma che soltanto pochi mesi dopo cede Venezia all'Austria con il trattato di Campoformio, deludendo fortemente il poeta (il suo romanzo epistolare, le “Ultime lettere di Jacopo Ortis” è incentrato proprio su questo argomento). Foscolo non era l'unico a nutrire grandi attese nei confronti di Napoleone: infatti, anche Vincenzo Monti gli dedica un componimento poetico, il “Prometeo”, descrivendolo come l'uomo in grado di garantire la libertà all'Italia.

All'inizio dell'Ottocento Foscolo è a Milano dove vive un'intensa storia d'amore con Antonietta Fagnani Arese, donna a cui è dedicata l'ode “All'amica risanata”: risalgono a questo periodo i suoi dodici sonetti e anche gran parte del romanzo. Nel 1806 scrive il carme “Dei sepolcri” e in seguito insegna eloquenza, ma solo per un breve periodo, all'Università di Pavia; la tragedia “Aiace” segna la critica al regime di Napoleone e l'inizio delle peregrinazioni degli ultimi anni di vita del Foscolo. A Firenze nel 1812 compone l'inno le “Grazie”, nel 1814, con l'entrata a Milano degli Austriaci, si traferisce in Svizzera e dal 1816 va a vivere a Londra dove tiene conferenze e lezioni e scrive su giornali e riviste inglese. Muore nel 1827 e nel 1871 le sue spoglie furono riportate in Italia, a Firenze.

Temi e poetica
Nell'opera di Foscolo è presente la riflessione sul senso della vita e della morte, tematica ben evidente nel carme “Dei sepolcri” (ma anche in sonetti come "Alla sera" o "In morte al fratello Giovanni"): partecipando al dibattito intellettuale provocato anche dall'editto napoleonico di Saint-Cloud del 1804 con cui i cimiteri venivano organizzati al di fuori della città, il poeta espone le sue idee che sono una via di mezzo tra le teorie dell'Illuminismo e quelle del nascente movimento romantico: l'uomo è materia e come tale al termine del ciclo vitale torna ad essere elemento naturale, terra o erba, ma ha la possibilità con le proprie azioni o con i propri componimenti, se scrittore, di sopravvivere nel tempo. Per Foscolo una vita senza speranze, senza aspirazioni è un'esistenza vuota, fredda, limitante e sono i desideri a darle un senso: nasce così la religione delle illusioni che rappresenta lo slancio del poeta verso la fantasia e l'immaginazione. Le illusioni sono gli ideali dello scrittore, valori che rendono migliori gli uomini, come il patriottismo: tra queste la poesia ha un ruolo importante in quanto ha celebra le grandi gesta, rende immortali chi le compie e trasmette ad altri insegnamenti di vita.

Altri temi importanti nelle opere di Foscolo sono l'esilio, la condanna ad essere sepolti lontano dalla propria patria in cui ci sono gli affetti e il ricordo dei familiari che impediscono di venire dimenticati. La bellezza, tipico elemento della poesia neoclassica, rappresenta l'equilibrio tra esteriore ed interiore ed un tema che viene ripreso dal poeta soprattutto nelle odi.

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