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Foscolo produsse opere di diversi generi come il romanzo, la lirica e il teatro, dove si intrecciano tendenze neoclassiche e romantiche. Importanti sono le traduzioni di opere classiche e i saggi di critica letteraria.

Le opere maggiori

Le Ultime lettere di Jacopo Ortis, romanzo epistolare e autobiografico, incentrato sulla passione politica delusa e su un contrastato e lacerante sentimento d’amore verso Napoleone e Teresa. Il romanzo subì varie rielaborazioni (Bologna, Milano, Zurigo, Londra).

Nel 1803 Foscolo pubblicò la raccolta Poesie, contenente due odi e dodici sonetti. In questi ultimi i primi otto presentano affinità con l’Ortis per l’autobiografismo, gli altri quattro “maggiori” sono caratterizzati da un’armonia classica e compostezza stilistica. Tra queste opere, Foscolo compose due odi che esaltano la bellezza femminile con un registro linguistico alto.

Il carme Dei sepolcri è ideato in seguito ad una discussione sull’editto di Saint-Cloud con il quale si vietavano le sepolture all’interno delle chiese. L’editto prescriveva inoltre che le tombe fossero tutte uguali. L’aspetto pubblico e civile della poesia di Foscolo si fonde con quello privato. Il tema principale del carme è l’importanza del culto dei morti in senso civile e laico.

Durante gli anni in Francia, Foscolo si dedicò alla traduzione del Viaggio sentimentale di Sterne, che subì varie variazioni fino all’edizione del 1813. L’autore ricostruisce la personalità di Didimo, intellettuale controcorrente affine a Foscolo.

L’autore iniziò a comporre il poemetto Le Grazie nel 1803 lasciandolo però incompiuto. Tuttavia venne pubblicato da un letterato fiorentino che ne riordinò i frammenti. Le Grazie compiono un’opera civilizzatrice volta a liberare il genere umano dalle passioni terrene.

Le opere minori

A Foscolo vengono attribuite tre tragedie: Tieste, incentrata sulle tematiche della morte e dell’esilio, manifesta la passione politica dell’autore, Aiace, il tema è la contesa per l’eredità delle armi di Achille, Aiace rappresenta la virtù in contrapposizione al tiranno Napoleone, Ricciarda, tragedia amorosa di ambientazione medievale.

Tra il 1802 e il 1803 Foscolo si diede alla traduzione di classici opere dell’antichità tra cui il De rerum natura (la natura delle cose).

Foscolo si diede inoltre alla critica letteraria adottando il suo personale metodo d’indagine basato sul legame fra dimensione personale, produzione artistica e contesto storico. Compose anche una Lettera apologetica nella quale ricostruì il suo percorso politico e umano.

L’Epistolario è ricco di informazioni relative a scelte stilistiche e progetti letterari. Testimone del conflitto tra ideale e realtà, è fondamentale per capire la travagliata evoluzione umana e artistica.

Epistolario

L’Epistolario (raccolta di lettere) accompagna l’esistenza e affianca la produzione letteraria giovanile e matura di Foscolo. Esso presenta una grande ricchezza e varietà di temi: dall’informazione alla pagina letteraria, dalla passione amorosa agli affetti familiari e al travaglio interiore. Ricorrono i temi principali della produzione foscoliana come la passione amorosa, l’amore per la patria, la libertà, l’onore, la bellezza, la funzione eternatrice del sepolcro.

Ultime lettere di Jacopo Ortis

Sono un romanzo epistolare composto da sessantadue lettere indirizzate a Lorenzo Alderani. Foscolo ricava la forma epistolare dai Dolori del giovane Werther di Goethe, dalla Nuova Eloisa di Rousseau e dagli scritti di Alfieri.

L’autore non parla del contesto storico perché l’opera tratta di nota attualità. Jacopo è il portavoce dei patrioti italiani, prima fiduciosi poi delusi dall’atteggiamento di Napoleone che cedette Venezia all’Austria (trattato di Campoformio).

Nella prima parte del racconto, Jacopo fugge da Venezia e si rifugia sui colli Euganei, dove conosce Teresa, promessa sposa a Odoardo. Il loro amore è irrealizzabile per i condizionamenti familiari sui giovani. Il protagonista continua i suoi studi a Padova ma ben presto torna da Teresa. Al ritorno di Odoardo, Jacopo parte per un lungo viaggio. Nella seconda parte Jacopo raggiunge Bologna, Firenze, Siena e Milano. A Ventimiglia percepisce l’onnipotenza della natura e capisce che non ha senso fuggire. Torna a Rimini dove scopre che Teresa ha sposato Odoardo. Si reca a Venezia per salutare la madre poi si uccide dopo aver rivisto Teresa.

Nell’Ortis sono presenti il pensiero e la poetica di Foscolo: la patria e l’esilio, la natura, le illusioni, il culto della tomba, l’amore e la concezione materialistica della vita, il suicidio.

Due sono le voci narranti: quella di Jacopo, in prima persona, e quella di Lorenzo, pacata e distesa. La prosa si presenta discontinua: si adegua agli stati d’animo e agli sbalzi d’umore del protagonista. Può essere armoniosa o assumere un ritmo nervoso e concitato.

La prima edizione dell’Ortis fu pubblicata a Bologna nel 1798. L’editore Marsigli ne affidò la conclusione ad un mediocre letterato bolognese. Nel 1802 il romanzo fu ripreso da Foscolo e pubblicato a Milano. Nuove edizioni furono pubblicate a Zurigo e a Londra.

Poesia

Nel 1803 Foscolo pubblicò a Milano l’edizione definitiva delle sue poesie, che comprendevano due odi, ispirate a Parini per l’esaltazione neoclassica e dodici sonetti, ispirati ad Alfieri per lo stile fremente e i temi preromantici.

La composizione delle odi risale agli anni dell’Ortis. Il tema di fondo delle odi è la celebrazione della bellezza femminile a cui si contrappone l’impronta neoclassica. Nelle odi il lessico è aulico e sublime.

Nel 1802 Foscolo compose otto sonetti riconducibili ad un periodo molto tormentato. Il più celebre di questi è una sorta di autoritratto che ebbe quattro redazioni diverse. C’è molta differenza tra i primi sonetti lirici-drammatici e i sonetti maggiori, caratterizzati dal potere rasserenante dell’arte e della poesia.

In due quartine e due terzine il poeta riesce a condensare i temi più importanti della sua vita e della poetica: l’esilio, la famiglia, la bellezza della natura, la poesia eternatrice e il mondo classico. Tutti questi elementi si riconciliano alla vittoria della poesia.

Alla sera

Il sonetto, in apertura alla raccolta di Poesie, fu composto quando Foscolo si trovava a Milano ed era ancora fedele a Napoleone anche se avvertiva l’ambiguità. La delusione politica e affettiva dominavano il suo stato d’animo e lo portano a vagheggiare la morte, il Nulla eterno (la liberazione delle sofferenze). Il sonetto è dominato dal mistero.

A Zacinto

L’autore compose il sonetto a Milano, deluso e rimpiangendo la patria serena di un tempo. Il poeta si rivolge a Zacinto, rievocando la sua bellezza che ispirò la poesia di Omero. In Ulisse, Foscolo vede il riflesso del proprio destino da esule.

Dei sepolcri

L’idea di comporre un carme nacque da una discussione sull’introduzione in Italia dell’editto napoleonico di Saint-Cloud che imponeva la sepoltura dei morti in cimiteri pubblici. All’inizio Foscolo si dimostrò favorevole alla legge, al contrario di Ippolito Pindemonte, che stava componendo I cimiteri. Quando compose il carme, capovolse completamente tutte le sue precedenti posizioni. Fu pubblicato a Brescia nel 1807.

La morte non è considerata come il Nulla eterno. L’uomo sopravvive dopo la morte nel ricordo dei suoi cari. I monumenti giovano ai vivi perché lasciano in eredità le nobili azioni. Il carme si riallaccia alla poesia cimiteriale ed è ricco di meditazioni filosofiche e politiche: è un documento di poesia morale, Foscolo vi propone gli ideali più cari: il patriottismo, l’esaltazione preromantica dei sentimenti, il valore dello spirito, l’illusione della sopravvivenza dopo la morte.

Il linguaggio del carme, elevato e aulico, è caratterizzato da un lessico classicheggiante ispirato a quello di Parini e Alfieri e da una sintassi varia e articolata.

L’opera si può dividere in quattro grandi parti: prima parte, l’esaltazione del sepolcro come legame di affetti, i sepolcri giovano ai vivi per mantenere gli affetti con i defunti, seconda parte, l’esaltazione del sepolcro come simbolo di civiltà, Foscolo propone varie immagini lontane nel tempo, terza parte, l’esaltazione del sepolcro come ispiratore di nobili azioni, celebrazione del valore delle tombe dei grandi uomini, quarta parte, l’esaltazione del sepolcro come ispiratore di poesia eternatrice, la poesia è eterna perché il tempo non può cancellarla, al contrario delle tombe, destinate alla rovina.

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