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Ugo Foscolo

Vita

Niccolò Foscolo (conosciuto come Ugo nome che utilizzò dal 1795) nacque il 6 febbraio 1778 a Zante (isola greca) che allora apparteneva alla Repubblica veneziana. Compì i primi studi a Spalato in Dalmazia e dopo la morte del padre si stabilì con la madre a Venezia, dove frequentò il salotto di Isabella Teotochi Albrizzi che lo introdusse all’alta società e con la quale ebbe anche una relazione amorosa.
Nel frattempo si dedicava alla lettura di poeti greci, latini ed italiani ma anche allo studio dei pensatori del Settecento come Rousseau (studia illuministi). Frequentò l’università di Padova.
Sosteneva i principi di libertà ed uguaglianza ed entrò in contrasto con il governo conservatore di Venezia; nel 1796 si rifugiò a Padova. Nello stesso anno ci fu anche la prima campagna napoleonica in Italia e le truppe francesi riuscirono a raggiungere Milano e Foscolo cominciò a dedicarsi di nuovo a politica e letteratura.

Nell’aprile 1797 si trasferì a Bologna dove si arruolò nel corpo dei Cacciatori a cavallo della Repubblica Cispadana; in questo periodo l’autore pubblicò l’Ode A Bonaparte liberator. Nel maggio dello stesso anno tornò a Venezia, dove intanto era caduta la repubblica oligarchica e si era instaurato un governo rivoluzionario. Dopo il trattato di Campoformio (Venezia agli austriaci) Foscolo iniziò a guardare con occhi differenti Napoleone e si recò prima a Milano e poi Bologna.
Durante un soggiorno a Firenze conobbe Isabella Roncioni, musa ispiratrice per il romanzo epistolare ed autobiografico Ultime lettere di Jacopo Ortis; dopo la scomparsa del fratello nacquero alcune delle opere più importanti, come la riveduta di Ultime lettere di Jacopo Ortis e 4 sonetti maggiori.
Foscolo vive tra fatti che lo allietano e fatti che lo colpiscono profondamente.
Nel 1804 si trasferì in Francia per combattere al fianco di Napoleone: qui conobbe Fanny Hamilton, con la quale intrecciò una storia d’amore ed ebbe una figlia. I successivi eventi storici portarono a definitiva maturazione la disillusione di Foscolo nei confronti di Bonaparte lasciò l’esercito francese.
Si ristabilì a Milano dove compose il Carme Dei Sepolcri; successivamente ottenne la cattedra all’Università di Pavia,la l’incarico gli venne revocato dopo poche lezioni a causa di comportamenti antinapoleonici. Fu sollecitato a lasciare Milano e si trasferì a Firenze.
Foscolo non accettava di vivere sotto dominio austriaco quindi se ne andò in esilio prima in Svizzera e poi a Londra dove morì nel 1827.

Opere

La sua produzione comprende generi diversi, quali romanzo, lirica ed il teatro.
Troviamo tendenze neoclassiche (ricerca di equilibrio ed armonia) ma anche preromantiche (forti sentimenti e passioni); importanti sono anche le traduzioni di opere classiche e i saggi di critica letteraria.
Prese spunto dagli eventi storici del tempo in cui visse.
Le opere maggiori
-Ultime lettere di Jacopo Ortis: vedere dopo.
-I sonetti e le odi: nel 1803 pubblica una raccolta di versi, Poesie che comprende 2 odi e 12 sonetti; i primi otto sono ritenuti dalla critica ‘minori’ (meno perfetti dal punto di vista stilistico) che presentano affinità di contenuti con l’Ortis per l’autobiografismo e ripresa di temi già presenti; gli altri 4, i ‘maggiori’ (Alla Sera, A Zacinto, In morte del fratello Giovanni e Alla Musa), riprendono motivi preromantici ma con un’armonia classica e caratterizzati da una compostezza stilistica.
Oltre all’ode per Napoleone, Foscolo scrisse due famose odi (A Luigia Pallavicini caduta da cavallo e All’amica risanata) che esaltano la bellezza femminile (con il registro linguistico alto, tipico neoclassico, vuole rendere immortale la bellezza rasserenante della donna: funzione eternatrice poesia).
-Dei Sepolcri: vedere dopo.
-La Notizia intorno a Didimo Chierico: vedere dopo.
-Le Grazie: è un poemetto dedicato a 3 dee (intermediarie per suscitare sentimenti elevati negli uomini); è un esempio di neoclassicismo poetico che risponde all’esigenza di Foscolo di evadere dalla realtà per trovare valori ideali nel mondo del mito.

Le opere minori

-Le tragedie: vengono attribuite a Foscolo con certezza 3 tragedie.
Tieste, ha come tematiche principali la morte e l’esilio; tramite l’esempio di Atreo e il suo odio nei confronti del fratello, manifesta la passione politica dell’autore. È stata rappresentata la prima volta a Venezia con successo.

Aiace, il tema è quello della contesa per l’eredità delle armi di Achille; ad Aiace (rappresenta la virtù) si contrappone la figura del tiranno Agamennone (immagine di Napoleone); è stata rappresentata per la prima volta alla Scala di Milano, ma con poco successo.
Ricciarda, ha un’ambientazione medievale, con tematica amorosa; rappresentata la prima volta a Bologna.
-Traduzioni delle opere classiche: fece un vasto lavoro di traduzione, espressione dell’ammirazione di Foscolo per i classici. Tra 1802/1803 si diede allo studio e traduzione del De rerum natura del poeta latino Lucrezio; pubblicò la traduzione, assieme ad un commento.
-Opere di critica letteraria: durante gli ultimi anni di attività l’autore si dedicò ala critica letteraria adottando un metodo di indagine molto personale. Fra i saggi più importanti ricordiamo Dante e il suo secolo, Discorso sul testo della Divina Commedia, Saggi su Petrarca, Discorso storico sul testo del Decamerone. Tra 1824/1825 compose anche la Lettera apologetica dove ricostruiva tutto il suo percorso politico ed umano.
-L’epistolario: ricco di informazioni relative alle scelte stilistiche e ai progetti stilistici. È testimonianza dell’implacabile conflitto interiore fra ideale e realtà e fondamentale per capire l’evoluzione umana ed artistica di questo intellettuale che ha vissuto a cavallo tra due secoli.

Pensiero e poetica

Idealismo, pessimismo e illusioni

Foscolo, dal carattere passionale, visse tra grandi entusiasmi e forti illusioni. Partecipò emotivamente ed intellettualmente alle vicende storiche del periodo in cui visse. Fece proprio il patrimonio dei classici; le sue opere sono profondamente autobiografiche (confronta i valori ideali con la realtà della vita quotidiana): proprio da questo deriva il conflitto tra le aspirazioni ideali e la condizione dell’uomo nella storia, che si ricollegava alla teoria illuministica del materialismo meccanicistico e alle ideologie politiche libertarie.

Secondo il materialismo meccanicistico, il mondo e l’uomo non sono altro che materia in continua trasformazione e il ciclo vitale si conclude con la morte. La vita individuale risulta effimera e si perde senza scopo nel ‘nulla eterno’. Il poeta quindi visse profondamente il disagio spirituale derivante da questa concezione materialistica della vita che provocò in lui un’incessante e tormentosa ricerca di uno scopo nell’esistenza umana. Tutte le sue opere sono animate dal costante tentativo di vincere le angosce esistenziali.
Foscolo fu influenzato anche da Vico, filosofo napoletano, che concepiva il mondo come un processo di trasformazione governato da un piano provvidenziale volto al progresso. Così queste tensioni interiori portarono Foscolo ad abbracciare un idealismo incentrato sulla prospettiva che la caducità della vita possa essere riscattata dalla sopravvivenza di alcuni nobili ideali, resi eterni dalla poesia (torna la funzione eternatrice della poesia!!)
Questa prospettiva idealistica si alterna all’autore a un cupo pessimismo, indotto ancora di più dalle vicende in cui fu coinvolto e che lo portarono alla solitudine ed esilio.
I grandi ideali di Foscolo erano la libertà (conquista che comporta impegno e partecipazione dell’individuo), la patria (nazione libera), la gloria, l’amore, gli affetti familiari, la bellezza che rasserena l’animo. Questi valori sono comunque motivi di consolazione e Foscolo li chiama ‘pie illusioni’ (forniscono la loro forza di vita); la fede nelle pie illusioni induce ad amare, agire eroicamente, sopportare miseria e dolore.

Funzione poesia

Secondo Foscolo la poesia ha funzione di celebrare e rendere eterni gli ideali e gli uomini che li hanno affermati e difesi nel corso della loro vita terrena. La poesia diventa quindi strumento di educazione morale e civile e permette di realizzare un mondo di perfezione, armonia e serenità se superati i conflitti tra ideali e realtà. La concezione di serenità la ritroviamo soprattutto nelle due odi A Luigia Pallavicini caduta da cavallo e All’amica risanata ed anche nel poemetto Le Grazie.
Alla poesia vengono riconosciute tre funzioni fondamentali:
1. Eternatrice, perché tramanda il culto degli ideali e dei valori nobili e profondi.
2. Civilizzatrice, l’armonia delle forme, dei colori e delle proporzioni con cui vengono espressi dalla poesia i valori e gli ideali, induce gli uomini a coltivarli.
3. Rasserenatrice e consolatoria di meschinità e tristezze presenti; sollevano l’uomo a una sfera ideale che lo appaga del suo bisogno di perfezione e di assoluto.

Neoclassicismo e Preromanticismo

Foscolo è al contempo neoclassico e preromantico, pertanto coesistono in lui le due maggiori aspirazioni dell’epoca: l’amore nostalgico per l’ideale di bellezza e di armonia (Neoclassicismo) e l’inquietudine dell’animo, in continuo conflitto tra sentimento e ragione (Preromanticismo).
Si può parlare quindi di ‘neoclassicismo preromantico’, carico delle tensioni del tempo e delle passioni che segnarono la vita del poeta.
-Elementi neoclassici: aspirazione a un’intima disciplina tesa al raggiungimento di nitide forme di espressione, vagheggiamento della bellezza perfetta e dell’armonia, concezione del potere eternante di arte e poesia, mito dell’Ellade (rifugio di serenità, armonia e bellezza), ricorso a mitologia e metri classici (endecasillabo) e l’uso di un linguaggio aulico.
-Elementi preromantici: inquietudine, contrasto tra le convenzioni della società, il desiderio di affetti, ansia di infinito, motivo dell’esilio e patria, figura dell’eroe infelice e sventurato, l’uomo senza patria.

Ultime lettere di Jacopo Ortis (1798-1817)

Romanzo epistolare composto da 62 lettere che Jacopo indirizza all’amico Lorenzo Alderani. Fosolo ricava la forma epistolare della sua opera dai Dolori del giovane Werther.
Una prima edizione fu parzialmente pubblicata nel 1798 a Bologna ma fu costretto ad interrompere il componimento a causa di impegni militari; per concluderlo l’editore lo affidò ad Angelo Sassoli. Nel 1802 il romanzo fu ripreso da Foscolo e pubblicato a Milano con profondi cambiamenti. La seconda edizione aveva chiaramente un taglio più politico; ulteriori nuove edizioni furono pubblicate a Zurigo e Londra.
L’autore non ci mette a conoscenza esplicitamente del contesto storico, dando per scontato che si conosca perché tratta avvenimenti di attualità molto noti a lui. Jacopo è il portavoce di tutti i patrioti italiani, prima fiduciosi nei confronti di Napoleone, ma rimasti delusi dopo il trattato di Campoformio.

Il racconto (dall’ 11 ottobre 1797 al 25 marzo 1799) è diviso il due parti:
-nella prima parte Jacopo fugge da Venezia (dopo il trattato di Campoformio) e si rifugia nei colli Euganei, deluso politicamente. È qui che conosce Teresa e tra i due cresce la simpatia, ma siccome è promessa in sposa ad Odoardo il loro amore si rivela irrealizzabile. Il protagonista è quindi costretto a lasciare la fanciulla e torna a Padova dove riprende gli studi, ma ben presto torna dalla ragazza. Mentre Odoardo è assente, lui la bacia; quando il promesso sposo torna, Jacopo parte per un lungo viaggio.
-nella seconda parte Jacopo raggiunge prima Bologna e poi Firenze, quindi Siena ed infine Milano. Qui incontra il letterato Parini, con il quale parla della situazione politica italiana.
A Ventimiglia percepisce l’onnipotenza della natura e l’esistenza di una legge naturale; capisce che non ha senso fuggire perciò torna indietro e giunge a Rimini, dove apprende che Teresa ha sposato Odoardo (delusione amorosa). Allora si reca a Venezia per salutare la madre, torna nei Colli Euganei e poi si uccide.

Qui sono presenti i motivi fondamentali della poetica e del pensiero di Foscolo, quali la patria, l’esilio, concezione della natura come forza onnipotente, illusioni, culto della tomba, concezione materialistica e meccanicistica della vita, il suicidio come fuga dalla realtà.
Sono due le voci narranti: Jacopo che parla in prima persona e quella di Lorenzo, commentatore esterno. La prosa è assai discontinua di tono; si adegua agli stati d’animo e agli sbalzi d’umore del protagonista.


Dei Sepolcri (1807)

L'dea di comporre il carme nacque da una discussione riguardo l'introduzione dell'editto napoleonico di Saint-Cloud, che imponeva la sepoltura dei morti in cimiteri pubblici fuori dai centri abitati e in tombe tutte uguali. Foscolo prima si dimostra favorevole (al contrario dell'amico Ippolito Pindemonte), poi compone il carme e capovolge le sue precedenti posizioni. Il componimento è dedicato allo stesso Pindemonte.
Venne composto tra luglio e settembre 1806 e pubblicato poi l’anno successivo a Brescia

Il pensiero di Foscolo nel carme è che l'uomo sopravvive dopo la morte nel ricordo dei suoi cari e le sue nobili azioni entrano a far parte del patrimonio collettivo della nazione (egli afferma che ci sono delle illusioni a cui aggrapparsi). Dei Sepolcri è ricco di meditazioni filosofiche e politiche e assume quindi il valore di un documento di poesia civile e morale, inoltre l'autore ripropone ideali quali:
-patriottismo (contro il cosmopolitismo illuministico);
-l'esaltazione preromantica dei sentimenti e dei valori dello spirito contro il razionalismo;
-l'illusione della sopravvivenza oltre la morte contro il materialismo.

Il linguaggio è elevato e aulico ed è caratterizzato da un lessico per lo più classicheggiante, modellato su quello di Parini e Alfieri; la sintassi è varia (ora concisa, ora articolata e complessa) e complessa. Proprio per queste difficoltà il carme non è di facile lettura.

Nella Lettera a Monsieur Guillon Foscolo suggerisce di distinguere nella struttura quattro grandi parti:
-Prima parte: l'esaltazione del sepolcro come legame di affetti (il poeta dimostra che le tombe giovano ai vivi perché mantengono in essi legami di affetto con i defunti). Inoltre biasima il provvedimento napoleonico che vuole rendere uguali tutte le tombe.
-Seconda parte: l'esaltazione del sepolcro come simbolo di civiltà
-Terza parte: l'esaltazione del sepolcro come ispiratore di nobili azioni (celebrazione del valore civile delle tombe dei grandi uomini)
-Quarta parte: l'esaltazione del sepolcro come ispiratore di poesia eternatrice: mentre le tombe sono destinate alla rovina, la poesia è eterna perché il tempo non può cancellarla.


Notizia intorno a Didimo Chierico (1813)


Negli ultimi anni Foscolo si dedicò alla traduzione del Viaggio sentimentale, romanzo dell’irlandese Sterne. La Notizia intorno a Didimo Chierico fu data alle stampe insieme alla traduzione del romanzo ed è una sorta di appendice. Didimo, misteriosa figura di intellettuale è un personaggio fittizio al quale Foscolo attribuisce la traduzione del romanzo.
Il nome Didimo significa ‘doppio’ e forse si vuole proprio sottolineare l’ambiguità del personaggio. Didimo si fa chiamare ‘Chierico’ perché veste come prete anche se non è mai stato ordinato prete, ma non è nemmeno un uomo libero di prendere moglie.

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