Odi e Sonetti


Foscolo scrive oltre le ultime notizie di Jacopo Ortis e oltre le notizie intorno a Didimo Chierico, scrive odi e sonetti che vengono pubblicati in momenti diversi però nel 1803 c’è la pubblicazione definitiva si 14 poesie 2 odi e 12 sonetti. I sonetti più famosi sono alla Musa, a Zacinto, in Morte del fratello Giovanni e alla Luna. Il sonetto, che aveva avuto importanza con Petrarca che scrive il Canzoniere, il sonetto è composto da 4 strofe 2 quartine e 2 terzine, e già con Petrarca assunse l’espressione di una poesia personale, espressione dell’io lirico. Con Foscolo il sonetto diventa una poesia personale, i sonetti sono quindi poesie preromantiche perché non è una poesia come quella di Parini o Alfieri dove i protagonisti erano altri personaggi o dove si dava grande importanza a quello che era l’ambiente circostante; ma nei sonetti di Foscolo l’importanza è data al suo io alle sue angosce e sentimenti, agli eventi più importanti della sua vita: la morte del fratello, l’esilio e quindi la delusione politica, ma anche il ricordo della morte perché tra le poesie preromantiche abbiamo anche la poesia cimiteriale, ed uno dei temi di questa poesia è il tema della morte, che Foscolo vede come la fine delle sofferenze, perché egli non è cristiano, era convinto che dopo la morte ci fosse il nulla, con la morte finisce tutto. Questi temi li abbiamo soprattutto nei sonetti. Le odi invece risultano essere neoclassiche, sono 2 “A Luigia Pallavicini caduta da cavallo” e “All'amica risanata” , sono dedicate a due donne dell’aristocrazia alle quali lui era legato, alla prima gli augura una veloce guarigione, la seconda la scrive per Antonietta la quale è stata colpita da una malattia e quindi le fa l’augurio di essere guarita e ritornata più bella di pirma, però nei sonetti parla delle sue esperienze e quindi egli stesso è protagonista, qui le protagoniste sono le donne alle quali alle dedica ma si da anche grande importanza alla mitologia al mito, perché si esalta la bellezza femminile e questa bellezza viene trasfigurata nel mito, quindi si riprendono le tradizione della mitologia classica, quindi la bellezza di Pallavicini viene paragonata a quella di Venere, e vengono esaltate tutte quelle cose che rendono sempre più bella. Foscolo esalta la bellezza nelle odi e la poesia nei sonetti. Sappiamo che Jacopo Ortis andava avanti per illusioni, e la prima illusione era stata l’amore, le altre illusioni che Foscolo si crea sono bellezza e poesia. La bellezza che è intesa come un qualcosa di perfetto che proviene dall’armonia e dall’equilibrio delle forme e delle parti, quel momento in cui si vede qualcosa di bello quella cosa mi distrae dalle mie preoccupazioni e le mie sofferenze e diventa un’illusione uno strumento per continuare a vivere. Nei sonetti si afferma invece il concetto della poesia eternatrice, significa che se per Foscolo la morte è la fine di tutto, c’è la poesia che ha la funzione di civilizzare ma anche di eternare di rendere eterno chi l’ha scritta. Quindi sia l’amore, la bellezza e sia la poesia sono illusioni che permettono a Foscolo di affrontare le sofferenze della sua vita, quelle cose che gli hanno rovinato l’esistenza.
In morte del fratello Giovanni è un sonetto personale dove lui parla della morte del fratello, come il carmen 101 di Catullo dove parla della morte del fratello. Mentre Catullo ha la possibilità di visitare la tomba del fratello, Foscolo il viaggio per trovare il fratello non può farlo perché è in esilio e non può tornare in patria. Si affida quindi all’amore della mamma che fa da anello di congiunzione tra lui che è lontano ed il fratello che invece è morto che si è suicidato per un debito di gioco.
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