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Ugo Foscolo - Opere


Le odi e i sonetti

Scrisse due odi: “A Luigia Pallavicini caduta da cavallo” e “All’amica risanata”. AL contrario delle Ultime lettere di Jacopo Ortis, che rimanda a tematiche di tipo romantico, le Odi rappresentano le tendenze neoclassiche della poesia foscoliana. Ricorono rimandi mitologici; il lessico è aulico e la sintassi risprende il periodare latino. Nell’ode “A Luigia Pallavicini caduta da cavallo” conserva un carattere di omaggio galante e settecentesco alla donna, mentre nell’”Amica risanata” c’è la volontà di voler essere un discorso filosofico sulla bellezza ideale.
Nei Sonetti sono fitte le reminiscenze di altri poeti, soprattutto di Petrarca e dei poeti latini. Sono ripresi i temi dell’Ortis, ma è presente anche la ricerca dei valori positivi.

Le Grazie

E’ un’opera scritta a più riprese, mai completata. Il progetto originario si articolava in tre anni, dedicati rispettivamente a Venere, Vesta e Pallade. Le Grazie sono dee intermedie tra cielo e terra, il cui compito era quello di far suscitare negli uomini i sentimenti più puri attraverso il senso della bellezza facendo loro superare la bestialità che è nella loro natura originaria portandoli alla civiltà (cultura neoclassica).
Il poema è incentrato sull’idea della bellezza e dell’armonia. Nel verso vi è la ricerca dell’”Arcana armoniosa melodia pittrice” della bellezza; la ricerca è della armoniosità musicale unita ad una grande forza di suggestione visiva (melodia pittrice) facendo del poema una poesia allegorica.
Le Grazie non sono un’evasione dalla realtà e dalla storia. Vi affiorano, infatti, rimandi alla realtà attuale e l’idoleggiamento della bellezza non è altro che una critica implicita al presente esprimendo l’esigenza di un ordine più umano, dominato da sentimenti più miti, quali la pietà e la compassione. Foscolo è convinto della funzione civilizzatrice della poesia e delle arti.
Le tendenze neoclassicistiche e romantiche in Foscolo non sono contradditorie, ma scaturiscono da una stessa radice e sono complementari tra loro. La radice comune è il rapporto con il “reo tempo” e la situazione convulsa dell’Italia napoleonica. Le tendenze romantiche sono l’espressione diretta della delusione storica, dei traumi, mentre quelle neoclassiche sono il tentativo di opporre ad essi un mondo alternativo di equilibrio, bellezza e armonia.
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