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Dei Sepolcri

Negli ultimi decenni del 1700 si instaura nella cultura europea una nuova sensibilità preromantica, ben diversa da quella che aveva caratterizzato le esperienze culturali dell’Illuminismo e del Neoclassicismo. In particolare, nello scenario politico italiano tale metamorfosi ideologica si può sintetizzare con le opere di Ugo Foscolo, il quale a sua volta preannuncia alcuni aspetti del Romanticismo.
Sostanzialmente, possiamo affermare che l’opera più significativa del suo percorso umano e intellettuale sia il carme “Dei Sepolcri”, un componimento poetico esteso atto a celebrare la funzione della tomba individuale, nel quale confluiscono tutte le esperienze esistenziali, intellettuali, morali e politiche del poeta; l’idea di comporre un carme nacque da una discussione intrattenuta con Ippolito Pindemonte, autore del poemetto “Dei Cimiteri”, sull’introduzione dell’Editto napoleonico di Saint-Cloud, che imponeva la sepoltura dei morti in fosse comuni e fuori dalle mura cittadine. Inoltre, l’Editto prescriveva che le tombe fossero tutte uguali e, solo in caso di uomini illustri, gli amministratori pubblici potevano valutare se porre sul sepolcro un breve epitaffio.

Inizialmente, Foscolo pone due domande retoriche a risposta negativa attraverso le quali, basandosi su una concezione materialistica di tutta la realtà, nega l’importanza delle tombe individuali, in quanto la morte produce la fatale dissoluzione dell’essere. Tuttavia, le influenze dei cosiddetti poeti “cimiteriali” e una più acuta analisi lo portarono a rivisitare notevolmente la propria posizione: la corrispondenza di amorosi sensi che si instaura tra i vivi e i morti prospetta per gli uomini una sorta di immortalità, cioè attraverso il ricordo, l’istinto rivive e sconfigge la morte; tant’è che da questa iniziale riflessione deriverà che “sol chi non lascia eredità d’affetti poca gioia ha dell’urna” (v.41-42, “Il sepolcro come legame di affetti”).
Questa prospettiva idealistica si alterna a un cupo pessimismo che lo porta a ricoprire il ruolo di “poeta vate”, volto a celebrare gli ideali di libertà, di patria e di gloria, dallo stesso definiti come “pie illusioni”, in quanto hanno pietà della debolezza degli uomini ma, al contempo, li inducono a compiere nobili azioni.
Lo spirito patriottico di Foscolo, presente in tutte le sue opere, si evidenzia nella terza parte del carme, in cui esalta il valore politico e nazionale delle tombe rifacendosi ai grandi italiani sepolti nella chiesa di Santa Croce a Firenze, emblema del Risorgimento e culla della civiltà letteraria italiana, nonché patria di Dante e di Petrarca. Ma, se Firenze risulta una fonte di ammirazione per il poeta, la città materialistica e corrotta di Milano verrà descritta con sdegno, poiché non seppe riconoscere i sui cittadini migliori e non riuscì a dare a un grande uomo come Parini quel tanto di “amoroso pianto”.
In conclusione, Foscolo attinge insegnamenti morali e civili dal mito classico, introducendo personaggi come gli antichi eroi greci e troiani e il poeta Omero, in modo da suggestionare una riflessione sulla forza esternatrice della poesia. In tal senso, la poesia rappresenta il quid supremo che “vince di mille secoli il silenzio”, rendendo eterni gli ideali e gli uomini che li hanno affermati e difesi durante la vita terrena; diventa uno strumento di educazione morale e civile che contribuisce a tramandare valori e insegnamenti, così come appaga l’uomo del suo bisogno di perfezione e serenità.

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