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Ugo Foscolo


Foscolo è sia pre-romantico che neo-classico. Si inserisce in queste 2 correnti. La delusione del trattato di Campoformio lo porta ad un grande sconforto (si vede molto nelle ultime lettere di Jacopo Ortis). È pre-romantico perché c’è quella malinconia e sofferenza che sono tipico atteggiamenti del romanticismo. La delusione in campo amoroso e politico porta Jacopo al suicidio, tema fortemente romantico. C’è anche una parte neo-classica, un ritorno, una copia del classicismo. In queste ultime opere gli autori si rifanno al mito e a concetti classici. L’opera che si rifà al neoclassicismo in Foscolo sono Le Grazie. Oltre a questo Foscolo scrive tante altre cose: poesie e liriche. Scrive 2 odi e 12 sonetti. Le odi sono dedicate a 2 donne: “A Luigia Pallavicini caduta da cavallo” e “All’amica risanata”. Dei 12 sonetti fanno invece parte le poesie più famose di Foscolo. Quando Napoleone è stato sconfitto a Lipsia Ugo Foscolo si trasferisce a Milano rimanendo nell’esercito. Quando Napoleone viene sconfitto definitivamente a Waterloo gli viene offerto un incarico dagli austriaci. Doveva dirigere una rivista, era un buon impiego ma andava contro i suoi principi fino a quel momento (la liberazione dell’Italia). Scappa nuovamente e va a Londra. Ha lasciato l’esercito e il lavoro e viveva rasentando la povertà. Muore di miseria in un sobborgo di Londra. Viene sepolto e nel 1871 gli italiani lo reclamano e lo riportano in Italia. La tomba è a Santa Croce vicino ai grandi di cui ha cantato nei “Sepolcri”.
Foscolo si rifà molto all’illuminismo e soprattutto al materialismo che lo caratterizza. Egli afferma che dopo la morte non c’è niente; la vita termina nel momento in cui si muore e dopo non c’è altro. Nel canto dei sepolcri afferma che è inutile tenere le tombe perché non c’è niente. La speranza di avere una vita oltre quella terrena non esiste proprio. I sepolcri finiscono col fatto che la tomba forse serve non tanto ai morti, quanto ai vivi. Questi ultimi hanno in quella tomba l’illusione di parlare col loro caro. È un appiglio alla sofferenza.

Foscolo è un intellettuale molto complesso. Ha nella sua poetica sia filoni neoclassici (l’opera neoclassica di Foscolo in particolare sono “Le Grazie” che filoni preromantici (come le ultime lettere di Jacopo Ortis). In questi ultimi ci sono amori e delusioni e vengono scritti di getto dopo il trattato di Campoformio in cui Napoleone cedeva Venezia all’Austria. In Foscolo c’è anche l’illuminismo, soprattutto Rousseau. Questo lo influenza molto per quanto riguarda la considerazione dell’uomo. Rousseau diceva che l’uomo nasce buono; l’ingresso nella società lo fa diventare cattivo. Questo è il primo Foscolo, quando è giovane. La società rovina l’uomo ma egli è in fondo positivo e buono.

Con il passare degli anni e tutte le delusioni che Foscolo subisce si allontana da Rousseau. Si avvicina al materialismo, soprattutto di Hobbes e Machiavelli. Hobbes diceva “homo, homini, lupus”: l’uomo è lupo verso gli altri uomini. Questo significa che l’uomo nasce cattivo, non lo diventa. Secondo Machiavelli il fine giustifica i mezzi. Foscolo fa però una riflessione: se c’è solo materialismo, meccanicismo e il considerare che dopo la morte non c’è nulla, l’uomo è portato a non avere stimoli. Trova così 3 alternative per avere un senso in questa vita:
- L'eroismo: con le sue gesta l’uomo può contrastare il bisogno di Dio, di spiritualità
- La bellezza: (in particolare femminile). Foscolo nella vita ha avuto tante donne. Per lui la bellezza femminile è quella che dà pace e serenità. La vita influenzata dagli ideali per la patria trovava nella bellezza femminile una consolazione
- L'arte: Foscolo ritiene che l’arte, intesa come letteratura, sopravvive a tutta l’altra concezione di arte.
La bellezza femminile la ritroviamo nelle Grazie.
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