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All'amica risanata

Foscolo compose quest'opera in occasione della guarigione dopo una lunga malattia di Antonietta Fagnani Arese con cui Foscolo aveva avuto una tormenta relazione. Solo in un punto c'è un riferimento alla bellezza: quando descrive Antonietta come la sacerdotessa di Venere. Per il resto c'è la bellezza ideale che è capace di rasserenare e di placare i mali. C'è il motivo della poesia eternatrice, sviluppato nei sepolcri. Pur essendo una bellezza divina non è fredda e marmorea.
Prime due quartine: viene personificata Venere. I raggi del pianeta vengono paragonati ai capelli bagnati di rugiada di una donna.
Membra dall'egro talamo: letto malato, è un'ipallage, infatti l'aggettivo malato si deve riferire alla donna.
Nella 3º terzina: tornano i colori sul viso, torna il sorriso.
Nella 4º terzina: le ore sono personificate, prima somministravano i farmaci per la malattia, ora, oggi, ti portano la veste di seta, i gioielli, gli stivaletti e gli amuleti affinché tu possa essere più bella e affascinante. Durante le feste notturne guardando te o dea dimenticano le danze e tutto il resto, tu sei per loro affanno d'amore e speranza.

Viene descritta la donna in 3 atteggiamenti suggestivi:
1. Quando abbellisce le arpe con nuove armonie e con la sua figura, grazie al bisso aderente, che la mette in evidenza.
2. Tutti quelli che l'ascoltano cantare sospirano incantati da lei e da questo canto innamorato.
3. Quanto balla e affida il corpo all'aria il vento muove le vesti nascondendo alcune parti del suo corpo.

Le trecce cadono nitide grazie agi oli appena applicati. I suoi capelli, la sua salute e la voglia di vivere sono un regalo di aprile.
Così le ore danzano intorno a te invidiate dagli amanti o dalle rivali.
I versi dal 52 al 54 costituiscono la cerniera: le Grazie guardino severe colui che oserà ricordarle che la bellezza è un bene fugace e che per lei arriverà il giorno della morte. C'è un rifiuto dell'idea che la bellezza possa svanire: la bellezza rimarrà eterna se verrà celebrata dai poeti. Allo stesso tempo pur deprecando il poeta ammette che la bellezza è un bene fugace. C'è un rimprovero a chi lo ricorda, ma allo stesso tempo c'è una fugacità della bellezza. Fa tre esempi di donne mortali diventate dee grazie alla poesia:
1. Artemide (Diana): abitava le pendici del monte Parrasio guidando una schira di Ninfe. “E fea terror di cervi”: faceva fischiare i nervi dell'arco Cidonio, terrore dei cervi. Elisio le consacrò il dono degli inferi, la freccia infallibile, le montagne e il carro della Luna nel cielo. Artemide era una donne comune che è diventata dea

2. Bellona: era un'amazzone invincibile. Ella ora si sta preparando a combattere contro l'avida Inghilterra. Nonostante in questo momento prevalga l'elemento neoclassico, c'è un riferimento all'attualità.
3. Venere: a cui dedica più spazio. È quella donna della quale vedo onorare le statue con il sacro mirto (pianta sacra a Venere).
C'è un riferimento all'amore tra Foscolo e Antonietta. Venere regnò beata su Citera, Cipro e le isole (Venere era regina delle isole del mar Ionio). Foscolo dice che nacque in quel mare dove si sente ancora il soffio di Zeffiro. Se lo Zeffiro soffia lieve di notte si sente ancora la lira di Saffo. Quelle terra sono ancora impregnate della poesia di Saffo. Foscolo sente di avere una predestinazione per la poesia dato che è nato in questi luoghi. Foscolo trasferisce per Antonietta nella poesia italiana, che è più solenne, la lieve poesia eolica. E lei sarà invocata dalle donne dell'Italia settentrionale grazie ai suoi versi. Foscolo si mette sullo stesso piano dei poeti greci che hanno divinizzato queste donne.

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