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La Selva Incantata di Tasso


E’ un piccolo passo con una grande presenza dell’elemento meraviglioso che emerge.
Dopo che Rinaldo è tornato dalla battaglia e ha perdonato Goffredo, con il quale aveva una rivalità per affermare chi poteva meglio distinguersi, trascorre una notte meditando : la meditazione ha già del meraviglioso perché è un elemento innovativo e mai visto nel poema epico, in più è presente anche il tema della purificazione, che si collega con la tradizione di Dante, il cui Purgatorio ne rappresenta proprio l’emblema. [Unione di innovazione e tradizione]
La purificazione è come propedeutica per le nuove tentazioni che Rinaldo dovrà affrontare: è necessaria per poterle affrontare con una forza da vero eroe.
L’opposizione eroica di Rinaldo rende ancora più reale la dimensione del bosco, la selva, che richiama di nuovo Dante per l’Inferno e l’ideale medievale di perdizione e smarrimento, poiché il buio reale del bosco corrisponde metaforicamente al buio del peccato e al buio del Medioevo (soprattutto nell’alto Medioevo, perché dal 1000 la situazione cambia dato che la Chiesa perde gradualmente centralità), quando tutto veniva affidato esclusivamente alla Chiesa, al centro di tutto. L’uscita dal buio, e dunque dalla selva, è metaforicamente il Rinascimento.

Nella prima strofa è possibile notare un cambiamento lessicale rispetto al resto del poema, perché i suoni sono più dolci per rendere l’idea di una meravigliosa natura; un esempio è dato dal massiccio uso di consonanti come L e R. L’avverbio “dolcissimamente” al v.2 è un riferimento al Dolce Stil Novo e racchiude il messaggio che Tasso ha intenzione di far arrivare al lettore: un messaggio piacevole trasmesso dalla natura. La consonanza FR v.4 ripropone il fruscio, e dunque ha valore onomatopeico. Vengono nominati elementi positivi, come il canto leggero e il cigno v.5, l’usignolo, e questa caratteristica verrà successivamente rintracciata anche nella poesia di Pascoli che inseriva all’interno delle sue poesie esclusivamente elementi naturali. [Tasso accosta una dimensione quasi paradisiaca alla realtà della guerra, questo è molto singolare in quanto si trovano in opposizione] La tradizione è rintracciabile, oltre che nel richiamo al DSN, con il termine “l’aura”, chiaro riferimento a Petrarca.

Nella seconda strofa la dimensione è ancora più in antitesi con la guerra, in quanto è idilliaca: nel gerundio presente del v.5 si concretizza anche il meraviglioso, l’azione di Rinaldo che si meraviglia è infatti legata alla meravigliosità degli elementi idilliaci. L’aggettivazione “cheto” riferita al fiume ricorda quella di Petrarca e Dante, che entrambi parlano di acque chete. E’ in opposizione con il fruscio e il lento scorrimento, ma queste azioni sono comunque tutte positive. Di nuovo quindi si intrecciano tradizione e innovazione, in una maniera perfettamente omogenea che rende difficile la loro distinzione.
Nella terza sono presenti giochi di parole, allitterazioni e diminutivi che rendono lo stile più piacevole. Nel v.2 alla natura sono attribuiti degli odori, dunque questa viene rappresentata non come qualcosa di astratto, ma di estremamente tangibile, per via anche delle foglie e della terra umida. Si parla di vaghezza perché si ha la sensazione di trovarsi in una dimensione non definita, in quanto ci si perde nella natura senza pensare al tempo che passa: mentre in Ariosto il vago permea tutta l’opera, che prevede spostamenti in luoghi tanto reali quanto fantastici, in Tasso questo non esiste senza la meraviglia, perché la Crociata si concretizza in uno spazio ben preciso che non può essere modificato. Tra i versi 6 e 7 si trovano un’altra ripresa del tema della dolcezza e un diminutivo, la cui funzione è rendere l’accezione positiva ancora più piacevole. Gli ultimi due versi sono giocati sulla ripetizione delle stesse parole ma in posizioni e con valori diversi: questo costituisce una ridondanza che anticipa la lingua barocca e Tasso comincia ad avvicinarvisi poiché le tendenze cambiano gradualmente a seconda delle richieste dei committenti che iniziavano a essere diverse.
Nella quarta strofa avviene un cambiamento perché mentre le prime tre ottave sono descrittive, qui inizia una sorta di azione. Il “mentre”, congiunzione temporale, dà un’idea di uno spostamento dalla staticità del momento, in più l’azione di osservare è dinamica perché Rinaldo comincia a rendersi conto di cosa lo circonda, e ciò che vede viene elencato. Tutta l’ottava è permeata su un calcato riferimento al materiale, alla stregua di Ariosto nel Castello Incantato, poiché il barocco rendeva artificioso lo stile ottenendo la meraviglia attraverso la sfarzosità. La dimensione eterea che si viene a creare è necessaria per la purificazione.
Nella quinta continuano le azioni (v.1), vengono indicati elementi che richiamano in maniera evidente i concetti di amore come desiderio e necessità (materiale) nel v.5 un un tema che preannuncia un movimento molto lontano, “le solitudini selvagge” e le “piante antiche” che verranno tanto nominate dai Romantici che trovavano nella natura ispirazione, serenità e calma, al contrario della città con la sua frenesia. Il termine PIANTE ANTICHE ha poi una doppia valenza: indica il fatto che siano datate e sarà un simbolo ripreso da Carducci che intitolerà una poesia “pianto antico”, dove antico si riferisce alla classicità in quanto il poeta riscoprirà la cultura greca e romana attraverso la scelta delle tipologie testuali e degli schemi metrici.
Nella sesta sono presenti elementi naturali che si concretizzano attraverso la citazione di nomi di fiori, non scelti a caso: erano già stati citati in alcuni passi della Gerusalemme Liberata, all’interno del palazzo di Armida, e rimandano ai canoni della bellezza. Sono estremamente positivi e pertanto, grazie anche alla loro presenza, la dimensione della selva acquista un nuovo valore positivo, perché offre elementi piacevoli come i fiori, dunque non è più spaventosa. Cade quindi la concezione di selva come luogo negativo perché i fiori rompono la negatività attribuitale.
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