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Tasso - canzone al Metauro

"Rime": risalgono agli anni giovanili e sono di argomento amoroso, cortigiano, encomiastico e di contenuto religioso. Sono quasi 2000. La ricerca di equilibrio psicologico e la necessità di essere protetto e apprezzato concorsero alla stesura di numerosi testi encomiastici di occasione, per ringraziare e lodare l’accoglienza e la generosità dei signori. Spicca in questo senso la ‘Canzone al Metauro’. È scritta nel momento in cui si trova a Urbino, ospitato dal duca Francesco Maria della Rovere, che lo aveva accolto e ospitato in una villa di Fermignano, vicino alla quale scorre il fiume Metauro. La canzone, incompiuta, ha un taglio sia encomiastico, poiché attraverso la metafora della grande quercia, elogia la stabilità e la forza della famiglia della Rovere, il cui simbolo era appunto la quercia, ma anche autobiografico, poiché ripercorre in versi tutta la sua vita fino a quel momento. Il poeta rievoca quindi le proprie dolorose vicende e spera che la famiglia di Urbino voglia proteggerlo dalle avversità del destino, perciò sono presenti i temi più sentiti da Tasso: il travagliato passato, il bisogno di equilibrio e di protezione. Fa partire ogni sventura dal’abbraccio dato alla madre, che non rivedrà più, quando aveva dovuto seguire il padre, perciò lo vede come un nemico che lo separò dalle braccia materne. Si presenta come un eroe, ossia come colui che non si sottrae alla lotta pur sapendo che ne sarebbe uscito sconfitto, infatti lui non si sottrae alla vita, anche se è sconfitto dai tempi in cui si trova a vivere. L’eroismo del poeta, però, è un eroismo di sventura, che consiste nell’accettare la necessità del dolore cercando consolazioni nelle difese di circostanze favorevoli, come la comprensione dei della Rovere. In questo senso accenna al pindarismo, da Pindaro, lirico greco che celebrava le divinità e gli eroi. Il fiume è piccolo, formato da due torrenti, ma è glorioso perché lì si erano combattute le battaglie della seconda guerra punica, vinte dai romani su Asdrubale. È un fugace pellegrino perché per ben due volte si è dovuto allontanare dalla corte estense. Attraverso un augurio encomiastico chiede che il potere dei Della Rovere possa estendersi. Con gloriosa sirena intende Napoli, territorio dove era nato, perché Partenope era la sirena disperata per l’indifferenza dell’amato Ulisse, che si gettò in mare e venne sospinta sulle coste dove sarebbe sorta la città di Napoli. Descrive il suo esilio simile a quello di Ascanio, figlio di Enea, che seguì il padre in fuga da Troia, e a quello di Camilla, anch’essa seguì il padre in esilio.

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