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Con il concilio di Trento la chiesa risponde alla riforma protestante, anche con una restrizione per quanto riguarda chiesa e autorità laica, soprattutto nei costumi e negli scritti. In questo contesto storico e sociale si inserisce Torquato Tasso, che nasce a Sorrento, in Campania da una famiglia nobile (la madre era una nobildonna toscana e il padre era un nobile bergamasco che viaggiava per le corti italiane). Il padre era stato autore dell’Amadigi. Torquato Tasso studia a Napoli presso i gesuiti (ordine nato per volontà di Ignazio di Loyola che era diventato piano piano un ordine che si occupava degli studi e di una rigida istruzione).

Torquato Tasso gira per l’Italia con il padre e si troverà anche alla corte Estense di Ferrara. All’età di 15-16 anni Tasso scrive la sua prima opera “Gierusalemme”, che parla della prima crociata; è un’opera interrotta.
Già giovanissimo il poeta aveva visitato molte corti e lui stesso iniziò a lavorare per esse. Nel 1565 fu assunto nella corte Estense a Ferrara, a servizio del cardinale Luigi d’Este. Si trasferì quindi a Ferrara, di cui rimase molto meravigliato. Questa corte ospitò molti artisti e poeti e Tasso riprende l’opera che aveva iniziato all’età di 16 anni e continua a scrivere di questa crociata in forma epica. Per scrivere quest’opera non si rifà solo all’epica classica ma alle opere ancora più antiche, soprattutto greche. Si rifà anche all’unità aristotelica di tempo d’unità e d’azione. Concluse l’opera nel 1575 e gli diede il titolo di “Il Goffredo”. La dedica alla corte estense. Il nome gli venne dato perché la prima crociata è stata comandata da Goffredo di Biglione.
Ben presto iniziano i guai per Torquato Tasso: comincia ad avere manie di persecuzione. Inizia a vedere persone che non esistono ed inizia a parlare con loro. Altro segno di follia era a paura che questo poema non rientri nei canoni nella chiesa come argomento (si parla anche d’amore). Decide lui stesso di sottoporre il poema al tribunale dell’inquisizione. Questa cosa non piace alla corte estense innanzitutto perché il duca era al terzo matrimonio e perché la madre del duca era una simpatizzante del protestantesimo. Abbiamo inoltre visto con Ariosto che la corte estense era “alleata” con la Francia e voleva essere indipendente alla chiesa di Roma. Tasso decide di fare una serie di peregrinazioni per l’Italia un po’ come un vagabondo. Quando torna ritiene di non essere accolto nella maniera che si aspettava. Dà in escandescenze durante i festeggiamenti per il terzo matrimonio del duca e quest’ultimo decide di rinchiuderlo nell’ospedale di Sant’Anna, dove rimarrà 7 anni. Mentre è rinchiuso il Goffredo viene pubblicato, senza autorizzazione e revisioni con il titolo “La Gerusalemme liberata”. Questo scritto ha un notevole successo, anche se scatenò all’interno dei suoi lettori uno scontro tra chi lo condannava come una copia dell’Orlando Furioso e chi lo riteneva migliore dell’opera di Ariosto. Tasso non era soddisfatto; cambiò la struttura e lo ripubblicò con il titolo “La Gerusalemme conquistata”, nel 1592. Nel 1595 Tasso muore.
Un’altra opera che scrive Tasso è “L’Aminta”, un’opera boschereccia, ambientata nei boschi, nella natura.
L’unità aristotelica prevedeva che tutta l’opera venisse conclusa in una giornata e l’azione si svolgesse all’interno di un solo ambiente. Questo comportava un vantaggio per le rappresentazioni teatrali perché evitavano il cambio di scenografia.
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