tt7t7 di tt7t7
Ominide 1304 punti

Proemio “Gerusalemme liberata” - Torquato Tasso


Il proemio presenta, secondo il modello classico, l’introduzione all’opera. Si può notare come il poeta torni più volte su alcuni argomenti. Uno di essi è la conquista di Gerusalemme, citata nella prima e nella quarta ottava. Nella prima la conquista viene a opera del “capitano” Goffredo di Buglione, personaggio dell’opera. Nella quarta, invece, l’eventuale conquista avviene a opera del signore Alfonso II d’Este. In relazione a questo argomento, viene citato due volte anche il relativo nemico: per Goffredo i musulmani “d’Asia e Libia”, per Alfonso i Turchi, in entrambi i casi gli occupatori della Terra Santa.
Dal punto di vista stilistico, il proemio presenta diversi enjambement. Li possiamo trovare tra i versi 5 e 6, 7 e 8, 9 e 10, 14 e 15, 15 e 16, 17 e 18, 21 e 22, 25 e 26, 26 e 27, 27 e 28, 31 e 32, 39 e 40. Essi rendono il ritmo più scorrevole, determinando un senso di fluidità tra un verso e l’altro. Tasso utilizza questo metodo per innalzare lo stile della sua opera.
Vista l’ambientazione sacra delle vicende, il proemio è quindi ricco di parole ed espressioni che fanno riferimento al sacro e al divino.
Nella prima ottava, con “pietose” (v. 1) le armi vengono poste al servizio della fede, in quanto devono liberare Gerusalemme. Al verso 2 il poeta nomina direttamente Cristo, in relazione al suo sepolcro e, quindi a Gerusalemme. Al verso 7 compaiono il Cielo e i santi, con la funzione di aiutare Goffredo nella sua missione.
Nella seconda ottava con “cielo” (v. 11), l’autore fa riferimento alla natura non pagana della Musa, ma di un’allegorica ispirazione religiosa proveniente dal cielo. Al verso 13, con “celesti ardori” il poeta chiede alla Musa un’ispirazione non solo poetica, ma anche religiosa.
Nella quarta ottava, con “peregrino” (v. 27) il poeta si riferisce a se stesso utilizzando un’immagine religiosa, cioè quella del pellegrino, che, come l’autore, durante il suo viaggio si trova spesso davanti ad ostacoli, in balia della fortuna e della sventura.
Nell’ultima ottava viene rinominato Cristo per fare riferimento alla città di Gerusalemme.
Il proemio di Tasso presenta varie somiglianze e differenze con il proemio dell’”Orlando furioso” di Ariosto. Innanzitutto ci troviamo in due luoghi ed epoche diverse: il Furioso è ambientato principalmente in Francia all’epoca di Carlo Magno, per poi spostarsi in varie zone d’Europa, mentre la “Gerusalemme liberata” avviene circa tre secoli dopo nel 1099 a Gerusalemme, appunto. Inoltre l’ambientazione e il tempo di quest’ultima sono più precisi, il che rendono l’opera più verosimile. Il nemico, invece, in entrambi i casi è rappresentato dai musulmani, anche se appartenenti a popoli diversi. Perciò, il motivo della guerra è sempre a sfondo religioso (mondo cristiano contro mondo musulmano). Infatti, in entrambi le opere al primo verso vengono nominate la armi. Però, nell’opera di Tasso non vengono citati gli “amori” presenti nel Furioso. Questo perché nella “Gerusalemme liberata” l’amore non ha un ruolo principale per quanto riguarda lo svolgimento della vicenda, anche se sarà un tema fondamentale. Già dalla prima ottava possiamo, inoltre, notare come sia presente la materia sacra e divina all’interno dell’opera di Tasso, assente invece in quella di Ariosto. Un’altra sostanziale differenza è l’invocazione della Musa: Ariosto si rivolge ad Alessandra Benucci Strozzi, la sua amata, mentre Tasso ad una Musa non pagana, ma neanche così materiale. Infatti, la intende come un’allegorica ispirazione che viene dal Cielo, ribadendo la presenza della materia religiosa. Possiamo notare ancora come Ariosto dedichi una strofa a descrivere la vicenda del protagonista Orlando, mentre Tasso non lo presenti in modo così chiaro, tant’è che ne scrive il nome solamente alla fine. A causa dell’epoca controriformistica in cui visse Tasso, troviamo nella “Gerusalemme liberata” un elemento non presente nell’”Orlando furioso”, ovvero la giustificazione dell’autore riguardo l’inserimento di elementi non propriamente religiosi, che hanno la funzione di divertire il pubblico. Ariosto, invece, non fa alcun riferimento al pubblico, passando direttamente al motivo encomiastico, presente in entrambe le opere. Quest’ultimo si rivolge al padrone in veste di “umil servo”, dedicandogli tutta la sua capacità poetica e impegnandosi nel raccontare le vicende degli illustri antenati estensi, mentre Tasso, in qualità di “peregrino errante”, loda il padrone, vedendolo come un futuro paladino cristiano, difensore della religione contro l’invasore musulmano.
Nel complesso si può notare come Tasso abbia rispettato maggiormente i canoni dell’epica classica, adattandoli comunque all’epoca controriformistica, mentre Ariosto si sia orientato maggiormente verso la materia cavalleresca.
In conclusione, il contenuto del proemio offre una preziosa chiave di lettura per il lettore, anticipandone contenuti e tematiche:
nella prima ottava viene nominata la tematica principale: la crociata tra cristiani e musulmani, per la conquista di Gerusalemme, guidata dal capitano Goffredo di Buglione che combatte per la fede;
nella seconda ottava vi è la classica invocazione alla Musa, che diventa, però, un’allegorica ispirazione dal Cielo, scelta adottata da Tasso a causa dell’epoca controriformistica in cui visse. Alla Musa chiede anche perdono per gli elementi non propriamente religiosi che inserirà;
nella terza ottava l’autore giustifica l’utilizzo di questi elementi all’interno dell’opera, in quanto il pubblico cerca il piacere nella lettura. Userà comunque l’espediente dell’inganno per inserire messaggi morali e religiosi nell’opera, rivestendoli delle forme allettanti della poesia;
nella quarta ottava vi è il motivo encomiastico: Tasso dedica l’opera ad Alfonso II d’Este, vedendolo come suo salvatore, che sottrae il poeta, “peregrino errante”, dagli “scogli” e dalle “onde”. Si augura inoltre che un giorno lui, Alfonso, possa essere a capo di una nuova crociata e che lui stesso, Tasso, possa avere la possibilità di scriverne le gesta;
nell’ultima ottava, riprendendo la parte finale della settima strofa, l’autore vede Alfonso come colui al quale la cristianità affiderà il comando per la conquista del Santo Sepolcro di Cristo, occupato dai Turchi.
Hai bisogno di aiuto in Torquato Tasso?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email