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Tasso e il bifrontismo spirituale
Torquato Tasso cerca di creare un’opera unitaria e ordinata, tuttavia questa unità viene spesso messa in difficoltà dalla presenza di elementi diversi e contrastanti. Il critico Caretti definisce questo atteggiamento “bifrontismo spirituale”, cioè la presenza nell’autore di due tendenze opposte. Questa contraddizione nasce anche dal periodo storico in cui vive l'autore stesso. Da una parte Tasso vuole essere un poeta profondamente cristiano e celebrare i valori della Controriforma. Dall’altra egli però è attratto da aspetti lontani dalla religione, come il mondo dei sentimenti, delle passioni e della libertà.
Un esempio si trova nell'opera “Gerusalemme liberata”. Tasso vorrebbe raccontare la vittoria della religione cristiana e ci si aspetterebbe quindi una narrazione vista solo dal punto di vista dei crociati.
In realtà il poeta presenta anche il punto di vista dei pagani. Il lettore ne conosce i pensieri e i sentimenti. Anche i nemici vengono descritti con precisione e rappresentati come persone con una propria dignità e profondità psicologica. Il bifrontismo spirituale si vede quindi sia nella vita di Tasso sia nelle sue opere.
Organizzazione del poema
Tasso segue le regole dell’aristotelismo. Secondo queste regole un’opera deve avere:
Per questo motivo Tasso cerca di raccontare una vicenda concentrata in un breve periodo e in uno spazio ristretto. Tuttavia, anche se cerca l’unità, il poema presenta molte forze che tendono a rompere questo equilibrio. Sono presenti infatti numerosi episodi secondari e situazioni diverse che allontanano il racconto dal centro principale.
Spazio e visione del mondo
Anche l’organizzazione dello spazio mostra le idee di Tasso. A differenza dell’“Orlando furioso” di Ariosto, dove lo spazio è più libero e rappresenta una visione del mondo laica e movimentata, in Tasso lo spazio è diviso tra due dimensioni:
Questi due livelli rappresentano il contrasto tra bene e male, tra mondo umano e mondo divino.
Stile e lingua
Anche nella lingua di Tasso troviamo una profonda contraddizione. Da una parte il suo stile è alto e complesso:
Il suo linguaggio è quindi aulico, ovvero elegante e raffinato. Dall’altra parte lo scrittore cerca anche di creare emozioni nel lettore. Vuole suscitare sentimenti forti e coinvolgere emotivamente chi legge. Per questo unisce lo stile sublime a un linguaggio ricco di immagini e di colore. La sua poesia è quindi molto diversa dall’unilinguismo di Petrarca e anche dallo stile più equilibrato e vario di Ariosto.
Differenze tra Ariosto e Tasso
Ariosto considera il suo lavoro come un mezzo di sostentamento per la famiglia. È pienamente consapevole della realtà del suo tempo: la sua disillusione rinascimentale di uomo si rispecchia nelle sue opere. Invece, Tasso è molto legato alla casata estense. Ama però vivere isolato dal mondo. Teme la sua realtà: è profondamente religioso e teme la corruzione del mondo. È, potenzialmente, il controriformato perfetto.