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Tasso – Vita, personalità e opere


La vita e la personalità


Torquato Tasso fu un poeta di corte e visse durante la controriforma cattolica, una risposta da parte della Chiesa Cattolica alla Riforma protestante con un vasto moto di rinnovamento. In quel periodo si sentiva un forte bisogno di riportare la Chiesa alla purezza primitiva e al suo compito di guida del mondo cristiano, proprio per questo motivo il papa Paolo III nel 1545 convocò il Concilio di Trento, volto ad affrontare e risolvere la conciliazione tra cattolici e protestanti; questo concilio però non fu possibile dal momento che i protestanti non vollero parteciparvi.
Il Concilio proclamò che non bastava la fede per salvarsi e che quindi erano utili le opere, riaffermò la suprema autorità del Papa che è il vicario di Cristo in Terra, furono istituiti i Seminari, riconfermò il celibato ecclesiastico, obbligò i parroci e i vescovi a risiedere nella loro parrocchia e diocesi; infine, per evitare che nascessero nuove eresie e per impedire la diffusione della Riforma fu creato il Tribunale dell’Inquisizione che processava e condannava gli eretici.
Proprio per questo motivo Tasso visse nel terrore che le sue opere fossero contrarie alla riforma della Chiesta, questa paura lo perseguitò a tal punto che perse l’equilibrio mentale.

Torquato Tasso nacque a Sorrento l’11 marzo 1544; l’anno seguente papa Paolo III inaugurò il Concilio di Trento. La giovinezza del poeta fu segnata dalla privazione di suo padre, Bernardo, lontano al momento della nascita del figlio e costretto a continui spostamenti per la sua attività di cortigiano e militare, così egli visse con la madre e con la sorella Cornelia; quando il poeta poté ricongiungersi con il padre a Roma dovette separarsi a malincuore dalla madre, che morì circa due anni dopo. Cominciò per il poeta un periodo di continui cambiamenti; in questo periodo si dedicò al suo primo impegno letterario di rilievo: un poema sulla prima crociata (Gierusalemme) abbozzo del futuro capolavoro, e stampò a Venezia “Rinaldo” un poema cavalleresco ispirato al modello paterno.
Tra il 1560 e il 1565 Tasso si dedicò agli studi fra Padova e Bologna; a questi anni risalgono numerose liriche d’amore dedicate a due donne di cui fu innamorato. Entrò al servizio del cardinale Luigi d’Este trasferendosi a Ferrara; qui lavorò al “Goffredo” (la futura Gerusalemme liberata); questo fu un periodo molto sereno, turbato solamente dalla morte del padre.
Dopo vari spostamenti in Francia e a Roma entrò al servizio del duca Alfonso II, qui si dedicò alla stesura dell’ “Aminta”, una favola boschereccia in versi e fu nominato storiografo di corte.
Però da questo momento l’equilibrio psicologico del poeta subì continue crisi per due motivi principali. Il primo motivo fu costituito dal poema, infatti Tasso non era soddisfatto dell’opera, non volle pubblicarlo e lo sottopose a letterati, filosofi, teologi e anche al Tribunale dell’Inquisizione di Ferrara che assolse l’opera, il poeta non fu soddisfatto dalla sentenza.
Un secondo motivo riguarda i rapporti con la corte estense di Ferrara, infatti Tasso tentò di passare il servizio dei Medici, nemici degli Estensi.
Nell’estate del 1577 mentre conversava con la duchessa Lucrezia scagliò un coltello a un servo dal quale si credeva spiato.
Così Alfonso ottenne che il poeta si ritiri nel convento di San Francesco, ma Tasso ne evase e iniziò delle peregrinazioni nei luoghi più simbolici del suo passato. Infine tornò a Ferrara dove offese pubblicamente il duca e la corte, così Tasso fu recluso come pazzo per sette anni nell’Ospedale di Sant’Anna. Durante la reclusione il poeta scrisse o rielaborò molti dei 26 “Dialoghi”, corresse continuamente il poema e si dedicò alla stesura di molte lettere.
Le ragioni della fama crescente di Tasso furono anch’esse causa di dispiacere e di tormento per il poeta, infatti fu la pubblicazione del poema a procurargli l’ammirazione dei lettori ma egli non diede mai il suo assenso e anche il titolo di “Gerusalemme Liberata” non è d’autore.
Liberato dalla prigionia seguì Vincenzo Gonzaga a Mantova, dopo nuovi spostamenti passò gli ultimi anni tra Roma e Napoli. In questi anni concluse la “Gerusalemme Conquistata”, e si dedicò alla stesura e alla progettazione di opere di argomento devoto, sotto la protezione di papa Clemente VIII, dal quale ottenne una pensione e la promessa di una solenne incoronazione come poeta in Campidoglio.
Ma poco dopo Tasso si ammalò gravemente e si fece condurre al convento di Sant’Onofrio sul Gianicolo, dove morì il 25 aprile del 1595.

Le opere


Le opere principali di Tasso, oltre alla Gerusalemme Liberata, sono:
Le Rime: il poeta in questa sua opera lirica non poté dare un’organizzazione soddisfacente, possono essere considerate come un’esercitazione poetica da parte dell’autore;
L’Aminta: è una favola boschereccia; il dramma è diviso in cinque atti, preceduti da un prologo, ogni atto è concluso da un coro; lo svolgimento dell’azione è molto semplice e riguarda l’amore, all’inizio contrastato ma destinato a una felice conclusione;
I Dialoghi: i ventisei dialoghi conservati furono composti tra il 1578 e il 1595, affrontarono vari argomenti come: argomenti filosofici, temi morali o letterari anche legati alla quotidianità e all’autobiografia;
Le Lettere: l’epistolario tassesco è costituito da circa duemila lettere, è un insieme caotico e incontrollato di lettere nelle quali non è mai presente il tentativo di dare un’immagine idealizzata di sé.
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