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Testo canto 3 della Gerusalemme liberata


Allor, sí come turbine si scioglie
e cade da le nubi aereo fuoco,
il buon Tancredi, a cui Goffredo accenna,
sua squadra mosse, ed arrestò l'antenna.

Porta sí salda la gran lancia, e in guisa
vien feroce e leggiadro il giovenetto,
che veggendolo d'alto il re s'avisa
che sia guerriero infra gli scelti eletto.

Onde dice a colei ch'è seco assisa,
e che già sente palpitarsi il petto:
«Ben conoscer déi tu per sí lungo uso
ogni cristian, benché ne l'arme chiuso.

Chi è dunque costui, che cosí bene
s'adatta in giostra, e fero in vista è tanto?»
A quella, in vece di risposta, viene
su le labra un sospir, su gli occhi il pianto.
Pur gli spirti e le lagrime ritiene,
ma non cosí che lor non mostri alquanto:
ché gli occhi pregni un bel purpureo giro
tinse, e roco spuntò mezzo il sospiro.

Poi gli dice infingevole, e nasconde
sotto il manto de l'odio altro desio:
«Oimè! bene il conosco, ed ho ben donde
fra mille riconoscerlo deggia io,
ché spesso il vidi i campi e le profonde
fosse del sangue empir del popol mio.
Ahi quanto è crudo nel ferire! a piaga
ch'ei faccia, erba non giova od arte maga.

Parafrasi


canto 3 della Gerusalemme liberata, parafrasi

Allora, improvvisamente, così come il turbine
Si sprigiona e il fulmine cade dalle nuvole,
il buon Tancredi, cui Goffredo di Buglione aveva fatto cenno, mosse la sua squadra
e pose la lancia in resta.
Il giovane tiene così saldamente la grande lancia
E avanza in modo così fiero e al tempo stesso pieno di grazia,
che il re vedendolo dall’alto si accorge che per nobiltà si distingue fra gli altri, che pure sono valorosi. Per cui dice a colei che gli siede accanto,
a che sente già palpitare il cuore:
“Tu devi ben riconoscere i cristiani, anche se chiusi nell’armatura, poiché li hai frequentati a lungo.
Chi è , dunque, costui , che così bene si prepara a entrare in combattimento e appare cosi fiero?”
Alla fanciulla, invece della risposta, viene alle labbra un sospiro, agli occhi il pianto. Tuttavia trattiene i sospiri e le lacrime, ma non tanto da non mostrarli almeno un po':
perché gli occhi pieni di lacrime si cerchiarono di rosso e un mezzo sospiro trattenuto uscì.
Poi gli risponde ingannevole, e maschera sotto l’apparenza dell’odio un altro desiderio:
“Ahime, lo conosco bene, e ho ben ragione di doverlo riconoscere tra mille,
perché spesso lo vidi riempire i campi e le profonde fosse con il sangue versato dal mio popolo.
Ah, quanto è crudele nel ferire! Le ferite che procura non si possono curare con nessuna erba medica, con nessuna arte magica.

per approfondimenti, vedi anche:
La Gerusalemme Liberata: Canto III – Riassunto
Gerusalemme Liberata, canto 3 commento
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